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Wednesday, 27 August 2014

Esclusiva - Intervista ad Edoardo Ceria, attaccante della Juventus in prestito al Den Bosch


Edoardo Ceria, giovane attaccante biellese di proprietà della Juventus, è uno dei tre giovani che la società bianconera ha mandato in Olanda, al Den Bosch, a farsi le ossa tra i professionisti.
Dopo aver vinto tanto con la primavera della Juve, Ceria ha subito fatto breccia nel tifo della piccola squadra del Brabante settentrionale, grazie a buone prestazioni in questo avvio di stagione.


Calcio Olandese Blog ha avuto modo di rivolgergli qualche domanda, buona lettura!


Qual'è stato il tuo impatto con una realtà diversa come quella che hai trovato al Den Bosch? 

Ho passato 7 anni alla Juventus e devo dire che qui l'esperienza è piuttosto simile. Sono tutti molto  disponibili e si tratta di una grande squadra. Ho notato che anche al Den Bosch il comportamento è importante: seguire le regole è un fattore principale e come primo impatto e'stato molto buono, ottimo direi.
Ho notato che c'è una alta qualità di gioco palla a terra. Si da importanza agli schemi ed ai concetti di gioco, le stesse cose che mi si ponevano di fronte alla Juventus, ne più nè meno.
Anche gli allenamenti sono molto costruttivi. Specialmente nel mio caso, essendo un attaccante, lavorare molto con la palla facilità la mia crescita sul piano tecnico.


Prima di trasferirti in Olanda, seguivi il calcio olandese? C'è un club che ti affascina e che sceglieresti per proseguire la tua carriera calcistica in Olanda? 

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Precedentemente seguivo un pò tutti i campionati, anche quello olandese. Sapevo già dell'esistenza del Den Bosch, visto che, tra l'altro, esiste una grande collaborazione con la Juventus. Appena ho saputo che si erano interessati a me, mi sono informato ancora meglio!
Ad oggi potrei dire che sarei contento di proseguire la mia carriera nei prossimi anni anche in Eredivisie, dove militano grandi squadre, dalle quali sono passati campioni su campioni. Diciamo che Ajax, Feyenoord e PSV sono un sogno, tre grandissime squadre!

 

Che differenze hai notato, riguardo ad organizzazione, allenamenti, pressione dei tifosi, insomma nel modo di vivere il calcio, tra Italia ed Olanda? 

Una cosa che mi ha stupito qua è la grande passione che ha una città non grandissima per una squadra. Penso che sia davvero molto confortevole, per un giocatore, avere l'appoggio di così tanti tifosi, avere uno stadio quasi sempre pieno di persone che urlano il tuo nome ed incitano la squadra fino all ultimo minuto.

Ultima domanda: c'è un calciatore in Olanda che ti piace particolarmente o a cui ti ispiri?

Un calciatore in particolare in Olanda non c'è, ma se dovessi dire un nome, risponderei Frank Ribery.

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Fonte immagine: gelderlander.nl
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Friday, 11 July 2014

Esclusiva - Intervista a Michele Santoni, ex video-analista dell'Ajax


Michele Santoni è stato, per cinque anni, video-analista dell'Ajax, collaborando prima con Martin Jol e poi con Frank de Boer nell'analisi e nella stesura di dati relativi alle performance dei giocatori ajacidi.
Nato ad Arco, in Trentino, Santoni non ha resistito all'opportunità di tornare in patria, lasciando l'Olanda per seguire Mimmo Di Carlo al Livorno, nel tentativo di far conoscere la propria metodologia anche nel nostro paese.
Tra una descrizione delle giornate di lavoro all'Ajax ed un suo pensiero sulla "rivoluzione" di Cruijff, abbiamo avuto l'onore di scambiare qualche opinione con lui.
Buona lettura!

Il suo lavoro in Olanda è cominciato ad Haarlem. Qual'è la strada che l'ha portato dall'Italia all'Olanda, per diventare allenatore delle giovanili dell'HFC Haarlem?

In Italia, per motivi fisici, ho smesso di giocare a calcio per iniziare a lavorare subito come allenatore in vari settori giovanili dilettantistici. Purtroppo peró la formazione che dieci anni fa veniva data dalla federazione non era per me sufficiente, quindi in carenza di spunti per migliorarmi mi sono appassionato alla scuola calcio Ajax. Nei vari stage fatti in Italia ho avuto la fortuna di conoscere Patrick Ladru, ancora oggi responsabile all’interno del settore giovanile Ajax, del quale sono diventato subito molto amico.
Lui mi ha aiutato ad entrare all’interno della societá dell’Haarlem, a quel tempo una succursale dell’Ajax. Li ho fatto prima l’assistente allenatore alla primavera poi allenatore dei giovanissimi nazionali.

Come ha affrontato il passaggio dall'Haarlem all'Ajax? Quali sono le differenze tra le due realtà?
Il passaggio é stato difficile ma pieno di soddisfazioni. Essendo sempre stato appassionato di raccolta dati anche quando allenavo il settore giovanile e abbastanza pratico in sistemi informatici ho attirato l’attenzione di Martin Jol. Allora, all’Ajax, a livello di performance, non veniva fatto nulla.
Quindi mi sono trovato scaraventato da una squadra giovanissimi a dover lavorare direttamente sotto Jol, Suarez, Vertonghen, Emanuelson, De Jong etc.
I primi mesi sono stati duri e intensi, non solo per la mole di lavoro ma anche abituarsi a un mondo completamente nuovo, quello del calcio professionistico, ma pian piano mi sono fatto strada e abbiamo costruito quello che oggi è forse il centro ricerca e analisi più avanzato d’Europa.
Purtroppo sei mesi dopo la mia partenza Haarlem è fallita, peccato perché nel suo piccolo era una realtá splendida, con un settore giovanile fantastico, del quale facevano parte Quincy Promes (oggi al Twente), Fernando Lewis (dell'AZ), Bilal Basicikoglu (giocatore dell'Heerenveen), Joost van Aken (Heerenveen) etc..
Il ricordo più bello che ho di questa società è la sinergia che si era creata fra tutti i dipendenti per ottenere il massimo possibile, cosa che magari può mancare in una società che può permettersi qualsiasi investimento.

In Italia l'Ajax viene visto come un club che fa da chioccia a giovani talenti, privilegiando soprattutto l'attività di scouting e crescita all'interno del club. Quanto è, invece, rilevante lo studio delle statistiche per gli ajacied?

Il settore giovanile Ajax ottiene questi risultati da 40 anni vari motivi, uno di questi é la programmazione degli allenamenti, non all’interno di una squadra, ma all’interno dell’intera struttura.
Per ogni catergoria, etá, ruolo e giocatore vengono stabiliti degli obiettivi che devono essere raggiunti. Solo al momento del raggiungimento dell’obiettivo un giocatore può passare a un livello successivo. Motivo per cui, negli ultimi anni, si inizia a perdere durante la settimana il concetto di squadra. Giocatori di varie eta si allenano assieme per obiettivo e per livello raggiunto.
La determinazione di questi livelli avviene attraverso la ricerca obiettiva: può essere un test, come le statistiche della partita. Ovviamente nella prima squadra si lavora diversamente, ma la raccolta dati rimane sempre importante, sia a livello fisiologico per prevenire infortuni per esempio o a livello statistico per continuare a evolvere il sistema di gioco.
Vedi per esempio il cambio l’anno scorso di Poulsen con Blind. In quel momento eravamo alla ricerca di un giocatore cercasse maggiormente il passaggio in avanti.

Con la "rivoluzione Cruijff" è caduto quasi tutto il vecchio personale, dallo staff medico agli allenatori, e naturalmente i vecchi membri della società, per fare spazio a nuove persone che sposano il suo progetto. Lei è uno di quelli che ha superato questo "terremoto", ma pochi anni dopo ha lasciato Amsterdam per tornare in Italia? Scelta personale?

Confermo che é stata una scelta personale. Sono partito per l’Olanda con il sogno di migliorarmi come allenatore. Li ho accresciuto enormemente le mie conoscenze: ho acquisito la mia licenza Uefa A, ho frequantato corsi di mental coaching presso la Johan Cruijff University, ho analizzato in prima persona la struttura Ajax, ho ampiato il mio network al livello europeo, per cui mi sono avvicinato a societá come Milan, Tottenham, Colonia, Barcellona, Napoli. Dopo 5 stagioni intense però mi mancava la possibilità di mettere tutto questo in pratica. Con la prima squadra non andavo quasi mai in campo e il settore giovanile non potevo seguirlo a tempo pieno, quindi era ora di cambiare se volevo migliorarmi ancora.
Fortunatamente ho incontrato Di Carlo e lui mi ha dato questa possibilità. Livorno è stata un'esperienza fantastica dal mio punto di vista personale, peccato non essere riusciti a fare il miracolo e quindi a salvarci. Ma sono sicuro che per gli esperti abbiamo fatto vedere un ottimo lavoro con nuove metodologie e concetti.
Questo mi ha dato altri nuovi stimoli per cui spero di tornare a lavorare in Italia al più presto.

Pensa che aver sposato il progetto di Cruijff sia stata una scelta giusta per i biancorossi? E può veramente riportare l'Ajax a competere in Europa, magari non subito, ma entro i prossimi 5-10 anni?
La filosofia del progetto Cruijff porta con se tanta innovazione, io sono sempre stato un sostenitore perché oltre introdurre nuove metodologie a fatto si che per una volta anche la gente all’interno dell’Ajax si è guardata un pò in giro per capire cosa succede anche in altre realtà. Vedi infatti l’aumento dell’allenamento fisico e atletico o la rotazione dei vari allenatori, l’aumento degli allenatori individuali e quindi lavoro più specifico rivolto al singolo giocatore.
Rimangono sempre due grandi ostacoli da superare: la supremazia economica degli altri campionati e i giochi di potere all’interno della struttura Ajax stessa. Un discorso politico, ma alcune ottime risorse sono state o si sono allontanate non per incapacità ma per altri curiosi motivi mentre troppa gente con dubbie capacità, invece, è ancora lì a proteggersi il posto di lavoro.

Ci faccia un esempio di quella che era la sua "giornata di lavoro - tipo" con l'Ajax.
Per fortuna il lavoro era molto vario in base al giorno della settimana, potendo cambiare in fase di preparazione della partita o in fase di valutazione della partita appena giocata, o il giorno della partita stessa. Comunque allenandoci la mattina, verso le 8 ci si trovava sempre tutti, giocatori e staff, a fare colazione. Poi subito dietro al computer per preparare gli ultimi video di squadra, individuali, propri o dell’avversario. Ovviamente con meeting di squadra la maggior parte delle volte. Questo fino alla 10.00, da li in poi ci si concentrava per l’allenamento, che viene sempre ripreso e monitorato con tracking.
Appena finita la fase di allenamento, si faceva una veloce riunione con lo staff per discutere dati ed eventualmente, tramite video, momenti tattici da discutere con i giocatori.
Dopo pranzo spazio a qualche giocatore individuale per discutere qualche azione (questo solitamente lo facevo da solo o con Jaap Stam nell’ultima stagione).
Dalle 15.00, se non ci si allenava due volte ( questo non capita quasi mai giocando sempre ogni 3 giorni), spazio a scouting o settore giovanile. Qui ero piu di supporto. Ho dedicato molto tempo a istruire i ragazzi nel settore giovanile ad auto analizzarsi le proprie partite. Questo per migliorare la comunicazione fra di loro.
Un pomeriggio alla settimana invece lo dedicavo ai rapporti con i miei vari fornitori.

Tra i giovani talenti delle giovanili destinati ad emergere nel giro del prossimo anno, sia all'Ajax che nelle altre squadre d'Olanda, c'è qualcuno che le piacerebbe segnalarci?

Oltre a Ricardo Kishna, che ha giá debuttato in prima squadra, mi viene da citare Ezra Walian, Elton Acolatse ed Anwar El Ghazi. Ma su tutti sono un grande fan di Abdel Nouri



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Monday, 7 July 2014

Esclusiva - Intervista ad Amin Rewan, talento classe '96 dell'Heerenveen


Amin Rewan è un centrocampista del sc Heerenveen classe 1996 nel giro delle nazionali giovanili olandesi e quest'oggi ci ha fornito un intervista esclusiva per Calcio Olandese Blog. 

Buongiorno Amin, innanzitutto che tipo di giocatore sei? 

Sono il tipo di giocatore che vuole sempre la palla fra i piedi, per creare gioco ed impostare. La mia fase difensiva è piuttosto "rude". 

Quali sono i tuoi punti di forza e quelli deboli?

Il mio forte è il passaggio e la riconquista del pallone, mentre il mio piede mancino è poco educato. Devo migliorarlo. 

Chi è il tuo idolo calcisticamente parlando?

Il mio idolo è Cristiano Ronaldo: ammiro le sue qualità fisiche e questo mi porta ad allenarmi duramente, mettendomi alla prova. A livello tattico, mi ispiro a Sergio Busquets ed Andrea Pirlo come stile di gioco. 

Quale è la tua squadra del cuore?

La mia squadra del cuore è il Real Madrid. In Italia, se dovessi decidere, tiferei il Milan. È una squadra che ha avuto tanti giocatori fantastici in passato, come Gattuso, Maldini e Kakà. Mi piaceva molto guardarli ad ogni partita. 

Cosa ne pensi del campionato italiano? 

Io credo che il campionato italiano abbia un paio di grandi squadre, che disputano le competizioni europee. Il livello del campionato italiano è molto alto. Le vere leggende del calcio hanno giocato lì, o ci stanno tutt'ora giocando. Ci sono fantastici match da vedere fra le squadre rivali. 

Ora che hai affidato il tuo futuro al legale sportivo Giacomo Luisi, responsabile della LSL Luisi Sports Law firm. Un club italiano ti ha mai contattato?

Prima di tutto vorrei dire che sono molto felice di lavorare con Giacomo Luisi, ho molta fiducia circa un grande futuro assieme. Ad ogni modo, no, nessun club italiano mi ha contattato sino ad ora.

Hai giocato per le nazionali giovanili olandesi. Risponderesti ad una chiamata della nazionale maggiore, o, considerate le tue origini, intendi di giocare per l'Iraq?

Sono orgoglioso di essere iracheno e curdo, ma ho vissuto tutta la mia vita in Olanda e mi sento olandese. Sarebbe un sogno che diventa realtà giocare per l'Olanda. 

Ringrazio Amin Rewan per la sua disponibilità e la mediazione di Dario Ravelli. 

(Fonte foto:http://www.sc-heerenveen.nl/)

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Sunday, 8 June 2014

Esclusiva - Intervista multipla a Federico Casotti, Marco Frisoli e Fabrizio Bertuzzi

A pochi giorni dall'avvio dell'avventura Mondiale dell'Olanda di Van Gaal (esordio venerdì 13 giugno contro la Spagna), abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con tre professionisti del settore, appassionati di calcio olandese, circa alcune prospettive di calciomercato e le speranze della nazionale oranje in Brasile.
Federico Casotti (caporedattore di goal.com), Marco Frisoli (giornalista di Sky Sport) e Fabrizio Bertuzzi (consulente di mercato ed esperto di calcio internazionale), che ringraziamo ancora una volta, ci hanno simpaticamente risposto a quella che vorrebbe essere il nostro primo tentativo di "intervista multipla".

Buona lettura!


La scelta di Van Gaal di passare dallo "storico" 4-3-3 ad un modulo più accorto, che in fase di possesso può essere visto addirittura come un 5-3-2, vi convince? E' possibile che l'assenza di un solo calciatore (Strootman) possa comportare uno stravolgimento così grande in una squadra che per due anni ha giocato, e bene, con le tre punte?

Una ripresa dall'altro che ci mostra come la formazione olandese si schieri con tre centrali fissi in difesa
Casotti: si tratta di una scelta clamorosa e antistorica, ma necessaria alla luce del materiale umano a disposizione di Van Gaal. Un infortunio raramente giustifica uno stravolgimento del sistema di gioco, ma è innegabile che nessuno, nella rosa Oranje, sia in grado di garantire lo stesso equiibrio, lo stesso raccordo tra i reparti che garantiva Strootman. Sono curioso di leggere cosa scriveranno Cruyff e i vari analisti olandesi : quattro anni fa van Marwijk venne massacrato per molto, molto meno nella fase a gironi. Va detto che Van Gaal è l’unico in possesso del carisma per poter proporre una cosa simile e filare dritto per la sua strada, impermeabile a tutte le critiche. 
Bertuzzi: 
credo che il cambio di modulo sia dovuto al fatto che la qualità dei difensori non è eccelsa e gli esterni pur talentuosi sono validi in fase propositiva. Da questo punto di vista potrebbe essere una sorpresa ma anche una buona idea.

Frisoli: la scelta è stata di sicuro sorprendente, anche perché Van Gaal sembra intenzionato a utilizzare il 5-3-2 come modulo base e non semplicemente come alternativa al 4-3-3.
Io sono un po' perplesso: giocare con tre difensori centrali va di moda in Italia, ma in Olanda é una soluzione a cui attualmente i giocatori non sono abituati e quest'anno il solo Koeman l'ha provata col Feyenoord, ma era in emergenza.
Il rischio è quello di doversi affidare all'estro dei tre big in avanti (Sneijder, Van Persie e Robben) rinunciando a priori all'apporto di giocatori potenzialmente molto utili come Depay o Lens, che col 5-3-2 sembrano destinati alla panchina. Anche rinunciare alla possibilità che Blind possa cambiare ruolo durante la partita, passando da centrocampista a terzino come ha fatto spesso quest'anno nell'Ajax, mi lascia un po' perplesso. Mi consola solo sapere che l'autore di queste scelte sia Van Gaal, non certo l'ultimo arrivato dal punto di vista tattico: ė uno che sa quello che fa.


Al momento dell'annuncio della rosa definitiva dei 23 che partiranno per il Mondiale, sono stati tagliati fuori quasi tutti i più giovani. C'è qualcuno che avreste voluto vedere in Brasile e che invece non è rientrato tra i convocati?

Bertuzzi:
io sono poco oggettivo da questo punto di vista, perché Vilhena, Promes , Kyle Ebecilio e Adam Maher probabilmente li avrei portati tutti!!

Frisoli: Vilhena e Boetius. La loro non è certo un'esclusione scandalosa, ma solo dovuta all'obbligo di scelte dolorose. Eppure quest'anno sono maturati tantissimo e credo che nei prossimi anni saranno dei punti fermi della nazionale Oranje.

Casotti: non è giovane – anzi, viene da una stagione certo non buona ad Amburgo e non stava bene fisicamente, ma mi è spiaciuto ugualmente (da Vandervaartiano della primissima ora) non vedere Van der Vaart ai Mondiali. Passando a fasce d’età più... verdi, direi che Klaassen e Van Ginkel potevano meritare una chance in più. E anche Maher, spero si riporti definitivamente sugli standard mostrati ad Alkmaar.

Il blocco-Feyenoord, composto da De Vrij, Martins Indi, Janmaat, Clasie e Kongolo, è quello che più mi ha meravigliato nelle prime settimane di raduno. Alcuni di questi giocatori sono a più riprese accostati a vari club italiani. Soprattutto Janmaat, ormai certo di lasciare Rotterdam, sembra vicinissimo al Napoli. Come lo vedreste agli ordini di Benitez?

Casotti: 
sarebbe un ottimo erede di Maggio: è un laterale di corsa e attitudini offensive, ma è ancora in tempo per poter essere impostato adeguatamente anche in fase difensiva, dove secondo me pecca ancora un po’. Diciamo che è un profilo che può ripercorrere il percorso fatto positivamente da Ghoulam negli ultimi quattro mesi.

Bertuzzi:
Janmaat è un gran bel giocatore che abbina doti tecniche ad un ottimo equilibrio Però sinceramente a Napoli, col 4-2-3-1, non lo vedo bene. Ci sono dei movimenti difensivi che in quel ruolo in Italia è obbligatorio padroneggiare e non penso il ragazzo sia già erudito in tal senso.

Frisoli: anche per questioni di età, Janmaat ė perfettamente maturo per una grande squadra. Ero convinto finisse in Premier, se lo dovesse prendere il Napoli farà un grande affare: è il miglior terzino olandese, uno dei migliori in Europa, uno che sa difendere, spingere, crossare e ha pure un bel tiro dalla distanza.
Brasile 2014 sembra una Caporetto annunciata per gli Oranje, chiamati alla gara della vita già all'esordio, contro la Spagna campione del Mondo, per evitare di incontrare il Brasile agli ottavi. Voi credete che possa dare dei buoni indizi questo mondiale?



Casotti: 
i timori sono legittimi e non solo i tuoi. Mi pare che la generazione del 2010 sia mentalmente ferma a Soccer City e all’occasione della vita sfumata via, mentre tra i giovani non vedo la stessa qualità potenziale che percepivi ad esempio nella generazione degli 1983/84/85. Vista anche la presenza del Cile nel girone, direi che il mondiale dell’Olanda è una gran montagna da scalare. Ma peggio di Euro2012 sarò comunque impossibile fare, anche nella peggiore delle ipotesi.

Bertuzzi: l'Olanda tecnicamente non ha nulla da invidiare a nessuno. Molto dipenderà da come si reggerà il centrocampo difensivo senza Strootman. Sarebbe ideale si consacrasse inoltre una delle due splendide mezzale che hanno in rosa; Clasie o Georginio Wijnaldum. Se questi ragazzi esplodono con il trio davanti Van Persie, Sneijder e Robben, credo possano fare bene.

Frisoli: è un Mondiale difficilissimo, non solo per l'esordio con la Spagna, ma anche per la presenza del Cile. Vedo però una Spagna in leggero calo rispetto agli ultimi anni: non ė detto che i campioni del mondo in carica passino col primo posto nel girone. Ma il punto è un altro: Spagna, Olanda e Cile secondo me partiranno alla pari. Chiunque potrebbe dover affrontare il Brasile, chiunque potrebbe finire terza. Tutto dipenderà, come sempre in queste manifestazioni, da stato di forma, infortuni, ambiente, fortuna, eventuali punti persi con l'Australia.

Tra i più interessanti calciatori convocati da Van Gaal io faccio il nome di Memphis Depay: cosa pensate di questo ragazzo? Ha i numeri per sfondare?

Frisoli: c
erto, ha i numeri per sfondare. Se Van Gaal deciderà di dargli la possibilità di giocare (molto dipenderà dal modulo) potrebbe essere una delle grandi sorprese di questo Mondiale. Un tridente con lui, Van Persie e Robben sarebbe perfetto.

Bertuzzi: lo adoro dai tempi internazionali giovanili quando, in coppia con Ebecilio, massacrava fisicamente e di classe i coetani. Da anni cerco di convincere il suo agente, che per intenderci e quello di Van Persie, a portarlo in Italia ma per ora non sono riuscito a convincerlo. E' un ragazzo impressionante come capacità di miglioramento, fortissimo nello stretto ma anche in transizione. Fisicamente, inoltre, è ottimamente strutturato: non è la classica ala, quindi potrebbe diventare una seconda punta implacabile.

Casotti: ha fatto un’eccellente stagione al PSV, deve semplicemente gestire bene questa fase della sua carriera, delicatissima. Ha ancora molto da imparare dalla Eredivisie e per questo fossi in lui rimarrei almeno un altro anno, se non due, in Olanda. Il rischio di fare la fine di Babel o di Labyad, che non hanno saputo aspettare e di fatto hanno rallentato (nel caso di Babel, fino a compromettere tutto) la propria esplosione.

Chi vincerà il Mondiale?

Bertuzzi: 
una africana. Direi la Costa d'Avorio, anche se io tengo per il Camerun.

Frisoli: l'Argentina.

Casotti: penso l’Argentina di Leo Messi


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Wednesday, 26 March 2014

Esclusiva - Intervista a Peter McVitie, giornalista inglese che si occupa di calcio olandese

Abbiamo fatto due chiacchiere con Peter McVitie, giovane giornalista scozzese e vero e proprio "malato" di Calcio Olandese.
Peter scrive per Goal International e Benefoot.net, ma ha visto pubblicati i suoi pezzi anche su
The Sun, The Herald, Daily Mail e sul London Evening Standard.
Gli abbiamo chiesto dove nasce il suo interesse, del suo recente viaggio in Olanda, di cosa pensa della situazione attuale del calcio olandese e della sua passione per...Dico Koppers!



Peter  McVitie, sulla destra, insieme a Fernando Ricksen


Ciao Peter! Puoi raccontarci di più cosa fai e come è nata la tua passione per l'Eredivisie? Dove nasce il tuo interesse?

Mi sono interessato all'Olanda da giovanissimo. Guardavo tante partite della Serie A e della Premier League e da lì decisi che i miei calciatori preferiti erano gli olandesi.
Il mio eroe si chiamava Dennis Bergkamp: tutto quel che faceva era straordinario e lo stimavo così tanto che, da bambino, chiedevo ai miei familiari di chiamarmi Dennis!
Ma non solo Bergkamp, anche Overmars, Davids, Seedorf, Kluivert ed i fratelli De Boer. Erano giocatori eleganti e tecnicamente superiori, tanto da farmi innamorare.

Nel 1998, all'epoca del Mondiale, ebbi la mia prima occasione di vederli giocare insieme. Una volta che la mia Scozia fu eliminata, iniziai a concentrarmi sull'Olanda. Il passaggio di De Boer a Bergkamp, in occasione del goal del fantasista contro l'Argentina, fu semplicemente eccezionale. Ancora oggi lo guardo su youtube (qui il videoe non riesco a capacitarmi della sua grandezza. Dal momento in cui la palla entrò in rete, ho adottato l'Olanda come mia seconda casa.
Curiosamente, da quel giorno, molti giocatori olandesi arrivarono in Scozia per vestire la maglia dei Rangers: Arthur Numan, i fratelli De Boer, Giovanni van Bronckhorst, Michael Mols e Fernando Ricksen guadagnarono la mia attenzione, pur non essendo un tifoso dei Rangers.

Nel 2005 i miei genitori mi portarono ad Amsterdam, per assistere alla gara tra Ajax e De Graafschap. L'ArenA mi lasciò totalmente di stucco, spazzando totalmente via l'idea che avevo circa la magnificenza dell'Hampden Park. Nonostante il risultato (1 a 0 per l'Ajax), la gara fu molto divertente ed è stato un piacere vedere giocatori giovani come Sneijder, Van der Vaart e Babel all'opera.
Da allora è passato molto tempo: sono diventato giornalista ed il mio interesse per l'Eredivisie mi ha portato a scrivere per tanti giornali e siti internet, cosa che faccio con passione e divertendomi.


Recentemente hai fatto il viaggio che tanti appassionati di calcio olandese vorrebbero fare: un giro dei Paesi Bassi con annessa visita a vari stadi. Quali sono stati i momenti migliori del tuo tour?

Si è trattato di un viaggio fantastico! Sono stato in Olanda per due settimane, ma avevo scelto il periodo perchè in meno di 14 giorni avrei avuto la possibilità di vedere circa una decina di partite: sono riuscito a vedere dal vivo 15 delle 18 squadre di Eredivisie, escluse Go Ahead Eagles, Heracles e Cambuur.


Fortuna ha voluto che nello stesso giorno io sia riuscito a recarmi al Galgenwaard di Utrecht per la gara tra i padroni di casa e l'Ajax (finita 1 a 1) e, poche ore dopo, al Mandemakers Stadion di Waalwijk, dove l'RKC ha sfidato il PSV.
Lo stadio dell'RKC è piccolo ma molto accogliente! Mi ha fatto piacere vedere giocare così bene Evander Sno, in quanto lo ricordo dai tempi del Celtic come un calciatore di talento. Se non fosse stato per i suoi problemi di salute avrebbe potuto dare di più. Contro il PSV ha segnato una doppietta ed ha aiutato i suoi compagni a vincere la partita.

L'esperienza peggiore dell'intero viaggio l'ho vissuta a Nijmegen, quando mi sono perso nel parco che circonda il Goffertstadion. Ero arrivato di corsa dalla stazione e mi sono ritrovato in un lungo viale alberato: lo stadio non si vede fin quando non sei quasi all'interno, perchè l'ingresso è sottoterra ed è circondato da collinette d'erba che salgono fin sugli spalti. Ho perso i primi dieci minuti della gara perchè non riuscivo a trovare il mio posto, ma non è stata certamente una partita memorabile. Due goal in pochi minuti e nulla più, mentre il freddo calava paurosamente sugli spalti...

Lo stadio che più mi piace, come ho già detto, è l'Amsterdam ArenA, ma l'atmosfera del De Kuip di Rotterdam è inarrivabile: credo che quelli del Feyenoord siano i migliori d'Olanda, visto che sostengono i propri beniamini per tutto il corso della partita e anche dopo. Ad Amsterdam non è raro vedere la gente lasciare i propri posti prima del fischio finale...


Anche a Groningen ho avuto modo di assistere ad un tifo passionale e sfegatato. Nonostante la pesante sconfitta nel derby contro l'Heerenveen (3 a 0 ed un uomo in meno dopo neanche mezz'ora), il pubblico dell'Euroborg ha cantato per tutti i 90 minuti e la brutta prestazione dei biancoverdi sembrava essere passata in secondo piano! L'atmosfera è stata così bella che non ho potuto evitare di acquistare una sciarpa del Groningen!

I tuoi follower su Twitter (seguite Peter @PeterMcVitie) si chiedono il perchè della tua passione per....Dico Koppers. Spiegaci come è nata questa "infatuazione".
(Ride, ndr) Questa è una domanda difficile! Nessuno riesce a capire perchè ammiro tanto questo giocatore. Ero all'Amsterdam ArenA in occasione del suo debutto contro il Klassieker, una sfida particolare.
Non è un terzino "moderno", ma piuttosto un laterale all'antica: forte difensivamente ma non molto bravo a proiettarsi in avanti...Forse per questo non è mai esploso all'Ajax! Frank de Boer cerca terzini bravi a spingere e lui non lo è. In Europa League, durante la gara contro il Manchester United, ogni volta che superava il centrocampo Koppers sembrava un pesce fuor d'acqua. Così l'allenatore dell'Ajax inserì Boilesen, che tornava da un lunghissimo infortunio ma garantiva un migliore rendimento.
Koppers, in quel momento, aveva praticamente chiuso la sua esperienza ad Amsterdam, ma non è riuscito a trovare una squadra pronta ad investire su di lui per un lungo periodo.
In definitiva, non c'è una vera motivazione al mio infatuamento per questo terzino...il mistero è destinato a non essere svelato!

Dico Koppers, quindi, è a tuo avviso un talento perso. Il campionato olandese è ancora la migliore fonte di giovani di prospettiva? Quale pensi possa essere la formula magica per impedire l'esodo dei talenti in erba verso i campionati europei più importanti?


Se lo sapessi, avrei un incarico alla KNVB!
Mi piace la direzione che il calcio olandese sta prendendo. I top club ripongono grosse speranze nei loro giovani, il che è magnifico. Ne beneficia tutto il movimento e l'Eredivisie guadagnerà considerazione maggiore quando squadre come l'Ajax ed il Feyenoord riusciranno a trattenere i propri giocatori fino alla completa maturazione.
L'unico modo per riuscirci, però, è diventare competitivi anche in Europa. Sottola gestione di De Boer, l'Ajax ha fatto benissimo in Champions League, ma per sfortuna non è riuscita ad andare oltre i gironi di qualificazione.
E' necessario che anche in Europa League le squadre olandesi decidano di dare il meglio. Solo allora, quando ciò avverrà con costanza, il livello dell'Eredivisie crescerà agli occhi di tutti.

Fuori dall'Olanda il campionato non ha molto seguito: dopo l'accordo (con Fox Sports, ndr) ha iniziato a diventare più popolare anche in paesi come l'Italia ed il Regno unito.
Come giornalista che si dedica maggiormente all'Eredivisie, devo fare del mio meglio per fare appassionare la gente al calcio olandese. 

Un compito difficile, ma sicuramente appassionante!
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Tuesday, 25 February 2014

Esclusiva - Intervista a Mounir El Allouchi, talento del NAC Breda


Per la prima volta Calcio Olandese Blog ha avuto l'occasione di intervistare un calciatore di una squadra di Eredivisie. 
Considerata l'attenzione che ci piace dare ai giovani talenti e sperando in un loro futuro roseo, abbiamo deciso di iniziare con chi, lo scorso anno, è stato nominato come secondo miglior giocatore tra le squadre della categoria A1, corrispondente alle nostre selezioni Primavera.
Il giocatore in questione è Mounir El Allouchi, talento in forza al NAC Breda, che abbiamo contattato grazie agli amici di Yellow Army Italia

Ciao Mounir, presentati ai lettori di Calcio Olandese Blog.

Sono nato a Roosendaal, in Olanda, ed ho iniziato a giocare nel RSC Alliance quando avevo 6 anni, prima di trasferirmi all'RBC, dove sono rimasto per altri 4 anni. Al momento del fallimento del club, sono stato messo davanti alla scelta di lasciare l'Olanda o tornare al mio vecchio club, così ho optato per un ritorno all'RSC.
Lì gli scout del NAC mi hanno notato ed hanno deciso di acquistarmi. Dopo un anno con la squadra A1, ho iniziato ad allenarmi con la prima squadra, anche se gioco con lo Jong NAC.

Che tipo di giocatore sei e qual'è il tuo modello di ispirazione in mezzo al campo? 

Non sono un calciatore forte fisicamente, ma posso compensare questa mancanza con la mia tecnica.
I miei compagni di squadra, certe volte, mi chiamano Iniesta per via del mio modo di giocare, anche se sono leggermente meno talentuoso (ride, ndr).
Andres Iniesta, comunque, è il mio calciatore preferito: tutto quello che fa sembra semplice ed è dotato di una classe fuori dal normale.

Qual'è stato il tuo goal più bello?

Penso il goal contro l'Ajax che ho segnato l'anno scorso. Eravamo avanti di 3 reti ma per sfortuna la partita è finita in pareggio.
Ho intercettato la palla, sono avanzato di qualche metro ed ho calciato poco dopo la metà campo perchè ho visto il portiere fuori dai pali.



Cosa pensi del pubblico del Rat Verlegh Stadion? Sapevi che i Rats hanno dei tifosi in Italia?

Il NAC gode di un bel supporto da parte dei suoi tifosi. Il Rat Verlegh è uno stadio molto caldo e accogliente. Non succede spesso oggigiorno ed è una cosa che mi piace molto.
So che il NAC ha dei tifosi in Italia ed è grandioso! Non è da tutti avere questo privilegio.

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Friday, 21 February 2014

Esclusiva - Intervista a Graeme Rutjes, direttore tecnico del NAC Breda. Uno sguardo ai giovani più promettenti dei gialloneri



Calcio Olandese Blog, grazie agli amici di Yellow Army Italia, ha avuto l'opportunità di intervistare Graeme Rutjes, Direttore tecnico del NAC Breda, in carica da poco più di un mese.
L'ex difensore di Excelsior, KV Mechelen ed Anderlecht, che in carriera ha raccolto anche 13 presenze in nazionale olandese, ha ricevuto l'incarico dalla società di Breda dopo aver lavorato, in passato, anche con il Feyenoord.

Mr. Rutjes, nel corso degli ultimi anni il NAC ha operato per ringiovanire notevolmente la propria rosa. In quest'ottica, balza agli occhi che il secondo migliore giocatore della categoria A1, l'anno scorso, gioca proprio per i Rats. Ci presenti Mounir el Allouchi, recentemente aggregato da Nebosja Gudelj alla prima squadra.

“Mounir sta facendo bene con la prima squadra. E' ancora giovane, ma si sente a suo agio tra "i grandi". Si tratta del classico numero 10, molto elegante e dotato di un gran tocco di palla.
Se dovesse continuare a crescere come sta facendo, sarà sicuramente uno degli uomini su cui potremo puntare".

Oltre ad El Allouchi, quali sono i ragazzi delle giovanili del NAC Breda pronti al balzo in prima squadra?

“Senza dubbio Dalian Maatsen (difensore classe 1994, per lui una panchina quest'anno, nella gara contro il Cambuur), Rick Stuy van den Herik (centrocampista classe 1993, già convocato 6 volte tra quest'anno e l'anno scorso, senza mai scendere in campo) e Peter Gommeren (centrocampista classe 1992 cha ha debuttato in Eredivisie lo scorso anno).
Rick e Peter restano in attesa della loro opportunità, mentre Dalian Maatsen sembra pronto a giocare. Oltre a loro, suggerisco di tenere d'occhio Frances Malengela, Jelle Voermans e Bart Meijers.”



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