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Monday, 20 April 2015

SPECIALE CALCIO OLANDESE BLOG - L'origine della rivalità tra Feyenoord ed Ajax


A metà degli anni ’50, con l’avvento del semiprofessionismo, i vari campionati subirono una vera e propria rivoluzione. Venne istituita una lega unificata chiamata Eredivisie. Al di sotto della “Divisione d’Onore” furono originariamente costituiti due livelli di calcio semiprofessionistico: la Eerste divisie (letteralmente Prima Divisione) e la Tweede divisie (letteralmente Seconda Divisione). 

Fino a quel momento l’Ajax Amsterdam aveva conquistato per 8 volte il titolo di Campione d’Olanda mentre il Feyenoord era riuscito a trionfare in sole 5 occasioni. Tra le due squadre non c’era ancora quella rivalità che oggi rende questa sfida, denominata “Klassieker”, una delle partite più intense e più combattute a livello europeo. 
Dove affondano le radici di questa accesissima rivalità che ha portato spesso ad incidenti tra tifosi e costretto i borgomastri delle due città a chiudere le curve avversarie per evitare incidenti, in alcuni casi anche mortali? La principale causa scatenante il dualismo tra Amsterdam e Rotterdam, almeno dal punto di vista calcistico, è stata la nazionale olandese. 

Stranamente, la squadra che avrebbe dovuto unire i giocatori ed i tifosi delle due squadre, si rivelò essere “l’origine del male”, la causa scatenante di una rivalità infinita. 
È vero, si tratta di due città profondamente diverse sebbene si trovino a qualche decina di chilometri l’una dall’altra. Rotterdam era sempre stata la città economicamente più forte, grazie al proprio porto che in poco tempo era diventato il principale scalo d’Europa. Amsterdam, dal canto suo, era sempre stata una città di divertimenti, il luogo della trasgressione e la città simbolo per eccellenza di quel liberismo ancora lontano dal contagiare l’intera Europa. 

Eravamo nella primavera del 1962. L’Ajax aveva vinto la prima edizione della Eredivisie, nel 1957, e si era ripetuta nel 1960, sopravanzando proprio il Feyenoord di soli 3 punti, anche se, nell’ultimo turno di campionato, i Rotterdammers avevano sconfitto i lancieri per 3–0. Nella stagione seguente erano stati i biancorossi di Rotterdam a trionfare. Al De Kuip era finita 9–5 per il Feyenoord, con una quaterna di Schouten. Anche nel match di ritorno trionfò il sodalizio di Rotterdam Sud, veleggiando così verso il titolo di campione d’Olanda. 

Proprio il 1962 fu un anno nero per la nazionale. Lo zoccolo duro della squadra olandese era composto da sette giocatori del Feyenoord Rotterdam (Eddy Pieters Graafland, Hans Kraij, Cor Veldhoen, Reinier Kreijermaat, Rinus Bennaars, Cor van der Gijp e Coen Moulijn) e da cinque dell’Ajax Amsterdam (Tonny Pronk, Bennie Muller, Co Prins, Henk Groot e Sjaak Swart). Quattro mesi dopo la pesante sconfitta interna con il Belgio (0–4), le due fazioni iniziarono una lotta interna alla nazionale che culminò con il rifiuto dei giocatori del Feyenoord di rispondere alle convocazioni della nazionale. 

Tutto nacque dai tragici eventi che caratterizzarono la tradizionale sfida amichevole tra la nazionale olandese e la “London Combination”, vale a dire la selezione dei migliori calciatori delle squadre londinesi quali il Tottenham Hotspurs, l’Arsenal, il Chelsea, il West Ham ed il Queens Park Rangers. In questa gara, disputata all’Olympisch Stadion di Amsterdam, gli inglesi si presentarono con una formazione giovanile che, ad ogni buon conto, era molto più forte dell’Olanda. Sul punteggio di 0–2 i tifosi olandesi iniziarono ad inneggiare ad Abe Lenstra, il grande attaccante frisone che ormai si era ritirano dalla scena calcistica. Fin qui nulla di male, ma poi dai cori pro Lenstra si passò alle offese nei confronti dei giocatori del Feyenoord. In particolare fu preso di mira il suo calciatore più rappresentativo, Coen Moulijn, che, in uno stadio semi deserto, riuscì a comprendere così bene gli insulti da infastidirlo a tal punto che iniziò a sbagliare anche le cose più semplici. 

Terminata la gara ci pensò Co Prins, centrocampista dell’Ajax, ad alimentare le polemiche. “Oggi abbiamo giocato in dieci”. Fu questa frase ad incendiare ulteriormente la già surriscaldata atmosfera. I giocatori del Feyenoord si riunirono e decisero, all’unanimità, di non giocare più con la nazionale e di dedicarsi solo al proprio club. Forse alla base di questa decisione c’era anche la difficoltà che il Feyenoord stava attraversando in campionato. Infatti, dopo il pareggio contro Il Volendam, era arrivata la sconfitta con l’Ajax e poi, un altro mezzo passo falso contro il Willem II Tilburg. Il presidente del club, Cor Kieboom, provò a far cambiare idea ai suoi, ma fu tutto inutile. Pertanto, dopo aver rifiutato di giocare contro il Belgio, l’amichevole del 1 aprile 1962, la KNVB intervenne sospendendo per un anno dalla nazionale i calciatori del Feyenoord, che fecero ritorno solo nel marzo del 1963, per affrontare ancora una volta il Belgio al Feyenoord Stadion. C

omplessivamente la nazionale olandese disputò 7 incontri senza i calciatori del Feyenoord, vincendone 3 e perdendone 4. Il 3 marzo 1963 la frattura si ricompose, ma ormai le micce erano state accese e, a distanza di oltre 50 anni, sono ben lungi dall’essersi spente.

Saturday, 11 April 2015

La storia del Koninklijke HFC: il primo club calcistico d'Olanda


Il Koninklijke Haarlemsche Football Club è una squadra di calcio amatoriale della cittadina di Haarlem, nell'Olanda settentrionale.
Conosciuta anche come Royal HFC, la compagine biancoblu è importante per essere il più antico club calcistico di tutta l'Olanda, fondato da un giovanissimo Pim Mulier (all'epoca quattordicenne) il 15 settembre 1879.


Inizialmente inteso come una squadra di rugby, l'HFC ed i suoi membri furono presto costretti da alcuni problemi finanziari a trasformare la squadra di rugby in una squadra di calcio, sport più popolare già a quei tempi.
Scesi in campo per quella che rappresenta la prima partita della squadra, ma anche la prima partita ufficiale di calcio disputata nei Paesi Bassi, i biancoazzurri sfidarono l'Amsterdam Sport al De Koekamp, campo di calcio individuato proprio da Mulier, nel 1886, ben 7 anni dopo la fondazione della squadra.

Presto, però, per questioni di spazio ed organizzative, la squadrasi trasferì in un campo in Spanjaardslaan, dove tutt'oggi vengono disputate le partite della squadra, quartiere che all'epoca apparteneva al comune di Heemstede (fino al 1927) e dove persino la nazionale olandese giocò due partite contro il Belgio (sconfitta 1-2 e vittoria per 7-0).
Non indifferente fu il contributo di uomini che il Royal HFC fornì alla nazionale olandese: tra tutti, va ricordato l'estremo difensore Gejus van der Meulen, che in carriera ottenne 54 gettoni di presenza con la  maglia della nazionale oranje e che, in qualche modo, può essere definito un precursore nella famiglia per quanto riguarda il mondo del calcio: suo nipote Timothy, difensore classe 90 con un trascorso nella squadra riserve del Bayern Monaco e qualche presenza nelle nazionali giovanili dell'Olanda, ha tentato la fortuna tra Germania, Scozia ed Olanda, finendo con il trovare un ingaggio allo Sparta Nijkerk, squadra della Topklasse.

Prima dell'istituzione di un campionato calcistico ufficiale, l'HFC si è laureato tre volte campione d'Olanda (1889-1890 1892-1893 1894-1895) ed ha vinto tre coppe d'Olanda(1904, 1913 e 1915) stabilendo un record: quello della vittoria più incredibile nella competizione. Nell'edizione 1903-04, infatti, l'HFC vinse 25-0 contro il VVV di Amsterdam, stabilendo un record tutt'ora imbattuto nella competizione.

Sunday, 5 April 2015

I protagonisti del calcio olandese - Nick Theslof, il primo calciatore americano a giocare in Europa


Siamo ad Eindhoven, nei primi anni novanta. In un campo di calcio circondato dagli alberi, una ventina di ragazzini corrono all'impazzata, alzando grandi nuvole di vapore per il contrasto tra il caldo dei loro corpi ed il freddo dell'aria. Si tratta di una delle sezioni delle giovanili del PSV Eindhoven, una delle migliori squadre d'Olanda e d'Europa. Freschi vincitori di sei campionati su sette (dal 1986 al 1992, con la sola eccezione del 1990) i Boeren, ieri come oggi, contavano moltissimo sul loro programma di sviluppo dei giovani dagli otto ai diciotto anni, riuniti in dieci squadre.
Tra quegli adolescenti, il più piccolo si chiama Nick Theslof. Bassino e scattante, era dotato di una ottima visione di gioco e di un lancio sopraffino.
Nell'agosto del 1991 Nick si era trasferito al PSV dopo che Huub Stevens, all'epoca a capo del programma sviluppo giovani, era rimasto impressionato da quel piccoletto che giocava nei Cleveland Crunch, squadra americana di calcio indoor, che aveva ben fatto in una amichevole contro la squadra delle riserve del PSV. 
Il suo allenatore ai Cleveland Crunch, Ron Wigg, ex giocatore che ha collezionato presenze in Premier League e nella Major League americana, sponsorizzò il giovane a Stevens, che non perse occasione per invitarlo ad un provino in Olanda. Dopo soli quattro giorni di allenamento, arriva per Theslof l'occasione di giocare in un match della squadra riserve del PSV, proprio la selezione che aveva perso in amichevole contro i Crunch di Cleveland a Columbus. Durante la partita, un motivatissimo Theslof colpì una traversa e fornì ad un compagno di squadra un assist vincente: dopo solo quarantacinque minuti, Stevens aveva già deciso di proporre un contratto al giovane, che sarebbe diventato il primo calciatore americano a trasferirsi in Europa.

Lasciare la casa, i genitori, il fratello, il cane, la scuola e gli amici per attraversare l'Atlantico sarebbe stato duro ma necessario, a detta anche dello stesso Nick, che arriverà a diventare assistente di Jurgen Klinsmann sulla panchina del Bayern Monaco.
Nonostante le difficoltà tipiche di chi abbandona la famiglia per trasferirsi in un altro continente, Nick non si è mai fermato, raggiungendo in fretta la squadra A1 del PSV, grazie ad una tenacia fuori dal comune. Il neanche diciottenne Theslof non era certo il primo ragazzo che lascia casa per andare a giocare all'estero, ma era di sicuro determinato a continuare la sua avventura, a differenza dei tanti che dopo qualche mese preferiscono scegliere la via del ritorno.
La mancanza, a quell'epoca, di una solida organizzazione per quanto riguarda il calcio locale, ha sicuramente frenato lo sviluppo del soccer americano ed impedito lo sbocciare di tanti ragazzi dei college. Solo da relativamente poco, infatti, gli scout europei hanno iniziato a sondare a fondo il mercato americano, il tutto a netto vantaggio dell'intero movimento che ancora oggi è in netta espansione, come dimostrano i recenti approdi di grandi campioni nella Major League Soccer. 

Calatosi a meraviglia nella dimensione di crescita di un calciatore, in Olanda Theslof è stato, calcisticamente parlando, educato  al meglio per fare emergere il suo talento al fine di poter debuttare nella prima squadra, un pò come avviene tutt'oggi in NBA. Il sistema, quindi, non gli era del tutto nuovo, dato che sapeva che, progredendo sempre di più, avrebbe potuto scalare le varie selezioni giovanili del PSV.
Purtroppo, però, sul più bello (a soli 18 anni) un brutto infortunio al tallone d'achille tarpò le ali di questa promessa del calcio a stelle e strisce. Theslof a quel punto aveva perso il treno. Ritornato in USA, ha rimesso piede in campo con la maglia degli UCLA Bruins, passando poi in Major League grazie all'ingaggio dei Columbus Crew. Prima di smettere, vista la precaria condizione fisica che ne ha condizionato profondamente la carriera, Theslof ha vestito anche la maglia degli Orange County Waves.

Monday, 30 March 2015

I protagonisti del calcio olandese - Marc Overmars, una delle ultime grandi ali



Emst, 29 marzo 1973. In un piccolissimo paese della provincia del Gelderland nasce Marc Overmars.
La sua carriera tra i professionisti  inizia già a diciassette anni quando tra le file del Go Ahead Eagles disputa un'ottima stagione in Eerste Divisie (la seconda serie olandese) realizzando una rete in undici presenze.
La velocità e il dribbling nello stretto di questo ragazzino vengono notati dai dirigenti del Willem II, che a soli diciotto anni decidono di scommettere su di lui per l'avventura nella massima serie olandese. E fanno bene, perchè la prima stagione di Overmars in Eredivisie e' devastante: nonostante la giovanissima età è titolare inamovibile della propria squadra, collezionando ben 31 presenze e togliendosi la soddisfazione di segnare la prima rete nel maggior campionato del proprio paese e a fine anno ottiene il premio di miglior talento dell'anno del campionato.
Nonostante il Willem II concluda la stagione in un'anonima dodicesima posizione, Overmars viene contattato dall'Ajax, fresco vincitore di Coppa Uefa. A soli diciannove anni egli si trova così ad avere l'occasione di diventare attore protagonista su uno dei palcoscenici leggendari del calcio: lo stadio De Meer

Vienna, 24 maggio 1995. Durante la prima stagione ad Amsterdam Overmars conferma le grandi aspettative sul suo conto. L'ala olandese è titolare inamovibile nei piani del tecnico Van Gaal tanto che in campionato non salta nemmeno una partita e realizza anche tre reti. La stagione per i "lancieri" si conclude al terzo posto dietro a Feyenoord e Psv Eindhoven ma Overmars si consola con la vittoria in Coppa d'Olanda, la prima presenza in nazionale in Febbraio contro la Turchia e vincendo la Scarpa d'Oro, premio istituito congiuntamente dal quotidiano olandese De Telegraaf e la rivista calcistica Voetbal International, una sorta di pallone d'oro nazionale. Nel 2006 questo premio e' stato incorporato a quello parallelo di Giocatore Olandese dell'anno eletto da una giuria di professionisti dell'Eredivisie, adesso quindi si ha un premio unico.
La stagione 1993/1994 è quella che segna l'inizio del grande Ajax di Van Gaal, la squadra vince Eredivisie e Coppa d'Olanda, Overmars ancora una volta non salta una partita in tutto il campionato e realizza ben 12 reti, numero cospicuo per il ruolo che occupa.
La stagione successiva e' sempre più ricca di trionfi: Campionato, Supercoppa d'Olanda e Champions League in finale vinta a Vienna contro il Milan. Pochi mesi dopo si aggiungeranno anche Supercoppa Europea, Coppa Intercontinentale e un'altra Supercoppa d'Olanda. Compiuti da poco 22 anni, Overmars a livello di club ha già vinto tutto.
Mentre sia lui che la squadra sono all'apice Overmars inizia però ad accusare una serie di infortuni che limitano le sue presenze in campo lievemente nel 1994/1995 e considerevolmente nel 1995/1996. In quest'ultima stagione Overmars colleziona solo 15 presenze in campionato ma condite da ben 11 reti a testimoniare che anche a mezzo servizio il suo contributo e' determinante per la squadra. Anche grazie a lui infatti l'Ajax a fine stagione vince il Campionato per la terza stagione di fila ed e' finalista di Champions League.
La stagione 1996/1997 deve essere per lui quella del riscatto dopo i numerosi infortuni dell'annata precedente ma vari acciacchi lo fermano periodicamente, e' l'ultima stagione dell'era Van Gaal e la squadra disputa un'anonima stagione che si conclude al quarto posto in campionato e nessun trofeo vinto.
L'estate del 1997 e' quella dei grandi cambiamenti in casa Ajax: insieme a Van Gaal se ne vanno Bogarde, Musampa, Kluivert e lo stesso Overmars. Il giocatore accetta l'offerta dell'Arsenal e dopo 135 presenze e 36 gol con l'Ajax, si trasferisce ad Highbury per 5,5 milioni di sterline.


Londra, 16 maggio 1998. Alla corte di Arsene Wenger l'olandese disputa tre ottime stagioni e al primo anno si aggiudica Premier League, Fa Cup - in cui segna il gol vittoria il 18 Maggio in finale contro il Newcastle - e pochi mesi dopo la Charity Shield.
Finalmente Overmars realizza una stagione priva di importanti infortuni e con le sue 12 reti in 32 presenze e' convocato da Guus Hiddink per i Mondiali del 1998.
La nazionale olandese disputa uno splendido Mondiale, Overmars realizza una rete nella goleada contro la Corea del Sud e l'Olanda disputa una competizione da cardiopalma: agli ottavi una rete di Davids al 92' permette di superare la Jugoslavia, ai quarti una magia di Bergkamp al 90' manda a casa l'Argentina, in semifinale con una rete di Kluivert gli orange agguantano all’87’ l’insperato pareggio contro il Brasile. Ai rigori gli errori di Cocu e Ronald De Boer sanciscono l'eliminazione dell’Olanda a un passo dalla finalissima e Overmars è costretto a rinunciare al sogno di emulare la grande Olanda di Cruijff.
Nonostante nelle due stagioni successive l'Arsenal non riesca a cogliere nemmeno un successo, Overmars si dimostra tra i piu' positivi della propria squadra realizzando dapprima 10 poi 13 gol stagionali che gli permettono di essere tra i pilastri della propria nazionale nell’Europeo di casa del 2000.

Amsterdam, 29 giugno 2000. Gli Europei di casa sono l'obiettivo della carriera di una generazione d'oro di campioni olandesi tra cui Overmars.
La squadra guidata da Rijkaard conclude il girone di ferro con tre vittorie in tre partite ai danni di Repubblica Ceca, Danimarca e Francia e ai quarti disintegra la Jugoslavia per 6-1. Overmars è uno dei mattatori della spettacolare squadra olandese e contro gli slavi realizza una doppietta nei minuti finali.
Ad Amsterdam in semifinale il 29 Giugno in uno stadio totalmente arancione gli olandesi si trovano ad affrontare l'Italia di Zoff. Accade di tutto: Overmars e' un dannato sulla fascia e fa impazzire la retroguardia azzurra, Zambrotta viene espulso per doppia ammonizione gia' nel primo tempo, gli olandesi sbagliano due rigori e Toldo vive la miglior giornata della propria carriera. Nonostante per 120 minuti ci sia un dominio totale dell'Olanda, gli azzurri reggono e si va ai rigori sullo 0-0.
Come due anni prima in semifinale contro il Brasile anche questa volta gli olandesi si fermano a undici metri dalla finale, una nazione intera vive il dramma sportivo di un'eliminazione sicuramente immeritata e una generazione di giocatori si rende conto di aver perso un'occasione che non sarebbe tornata mai più.





Barcellona, 3 settembre 2000. Dopo le tre ottime stagioni in Premier League e il grande Europeo del 2000, Overmars saluta l'Arsenal e si accasa al Barcellona per la cifra record di ben 40 milioni di euro. Overmars diviene il calciatore olandese piu' pagato della storia ed il suo trasferimento e' il primo ad essere annunciato via web attraverso il sito del calciatore stesso.
Il processo di ambientamento di Overmars in Spagna e' rapido e nella prima stagione il giocatore realizza 8 reti in 31 incontri ma si trova a giocare in uno dei periodi piu' grigi della gloriosa storia della societa' catalana, i blaugrana concludono la stagione infatti al quarto posto dietro pure a Deportivo e Maiorca oltre che al Real campione.
Nonostante Overmars sia uno dei punti fermi della squadra, a soli 28 anni i problemi fisici che avevano caratterizzato la sua carriera all'Ajax tornano a farsi sentire. Nel 2001/2002 colleziona in totale 20 presenze e nessuna rete, la stagione successiva va un po' meglio con 26 presenze e 6 reti e nell'ultima di nuovo sole 20 presenze saltando praticamente ancora una volta meta' stagione per infortunio.
I continui infortuni non gli negano pero' la possibilita' di partecipare agli Europei del 2004 in cui la sua nazionale si ferma ancora una volta in semifinale.
Al termine della competizione a soli 31 anni Overmas annuncia il ritiro per la persistenza dei problemi alle ginocchia che ne limitano le prestazioni.



Deventer, 1 maggio 2009. Quattro anno dopo il suo ritiro Overmars torna a giocare nei Go Ahead Eagles, la squadra che l'aveva lanciato.
La decisione viene clamorosa annunciata ad Agosto poche settimane dopo la partita d’addio di Stam. La squadra milita in seconda divisione ma Overmars nonostante lo scatto non sia più micidiale come una volta si diverte e di tanto in tanto delizia il pubblico con le sue giocate. Il 1 Maggio 2009 però si rompe ancora una volta una gamba e così è costretto a ritirarsi definitivamente dopo aver collezionato in tutta la carriera 482 presenze e realizzato 95 gol.

Overmars e' stato uno delle ultime grandi ali, uno dei piu' grandi interpreti di un ruolo che oggi lentamente sta scomparendo ma che ha avuto fenomenali rappresentanti come Garrincha, Bruno Conti e molti altri ancora.
Uno dei calciatori piu' inebrianti che si siano mai visti su un campo di calcio e come molti altri non viene ricordato nella maniera che merita.
Memento è stato creato anche per rendere il giusto omaggio a chi per anni ci ha deliziato con le proprie giocate ma che oggi è un pò finito nel dimenticatoio. Il calcio sotto questo punto di vista è ingrato: ti seduce, ti glorifica e poi ti dimentica, un pò come nei più bei film d’amore.
Overmars per anni sulla fascia destra ha girato alcune tra le più belle pellicole degli ultimi anni, il suo calcio non lasciava spazio ad alcun tipo di copione ma era tutto ciak e azione.
Ci sono giocatori nati per correre, altri per vincere tutto, altri ancora semplicemente per farti alzare in piedi applaudire le mani e chiedere il bis. Overmars era uno di questi.

Grazie Marc.

Questo lungo speciale su Marc Overmars è tratto dal sito fantagazzetta.com ed è stato scritto da Fabrizio Felice Scoglio, gentilissimo nel concederci la possibilità di pubblicarlo.

Sunday, 22 March 2015

I protagonisti del calcio olandese - Johan Cruijff, il leggendario numero 14



Ritorno dei quarti di finale della Coppa di Spagna 1977–78: al Camp Nou, il Barcellona di Johan Cruijff, che alla fine vincerà il trofeo (3–1 al Las Palmas), riceve il piccolo Deportivo Alavés e, malgrado il sorprendente 1–0 di Vitoria, il pronostico pare a senso unico. A metà della ripresa, il gioco viene interrotto per un fallo senza importanza e Cruijff comincia protestare. L’arbitro, in manifesta sudditanza psicologica, si dilunga in spiegazioni e il siparietto esaspera il giovane Jorge Valdano che sbotta: al capitano “blaugrana” suggerisce di tenersi il pallone e di darne un altro alle due squadre affinché continuino la partita, mentre al direttore di gara consiglia di lasciare all’olandese anche il fischietto perché tanto si è capito chi comanda.
Il Profeta del gol, con uno sguardo a metà fra il compatimento e la noia, gli chiede come si chiama e quanti anni ha. Alle risposte dell’ingenuo attaccante – “Jorge Valdano, ventidue” – fa seguito, pronta e glaciale, la controreplica: “Ragazzino, a ventidue anni a Cruijff si dà del lei”. Alle parole seguono rapidamente i fatti: Johan Cruijff entra in area a tutta velocità, inseguito proprio da Valdano. L’olandese si arresta di colpo, l’argentino riesce a evitare l’impatto, ma Cruijff frana a terra in modo del tutto credibile: rigore! Barcellona 1, Alaves 0, primo e decisivo passo verso il 2–0 che varrà la semifinale. Tutto questo e molto di più era Cruijff: in campo ha (quasi) sempre avuto ragione lui; fuori, in panchina o davanti ai microfoni, pure. Troppo bravo, e consapevole di esserlo, per piacere agli altri. Hendrik Johannes (Johan) Cruijff nasce il 25 aprile 1947 alla periferia di Amsterdam, al n. 92 della Tuinbeuwstraat. Il quartiere fa onore al suo nome, Betondorp (villaggio di cemento) perchè non c’è un filo d’erba.

Il padre Manus e la madre Nel Draaijer vi si erano trasferiti dal rione Jordaan, dopo aver acquistato una modesta dimora con annesso negozietto di frutta e verdura, l’attività di famiglia da un paio di generazioni (erano fruttivendoli anche il padre e un fratello del signor Cruijff). L’infanzia del piccolo Johan non può definirsi felice: una bicicletta è il suo piccolo grande sogno, che rimarrà inappagato. Col fratello Heini, che ha due anni più di lui, e con gli altri bambini del quartiere gioca interminabili partite a pallone. Il suo talento naturale ha dello stupefacente: a cinque anni, grazie anche al collo del piede quasi “piatto” dovuto ad una malformazione congenita, arriva senza sforzo a 150 palleggi consecutivi. Lo stadio dell’Ajax Amsterdam, che dista appena 200 metri da casa, diventa praticamente la sua residenza. Il piccolo Johan trascorre ore ed ore ad assistere agli allenamenti. Johan Cruijff, soprannominato “Jopie” dalla madre è il predestinato: a 3 anni riceve il primo completino della squadra e a 9 ha in dono il primo paio di scarpe da calcio “vere”, per i tempi un lusso difficilmente sostenibile. Appena esce da scuola corre immediatamente allo stadio dell’Ajax Amsterdam, dove si è fatto un grande amico, il magazziniere, che chiama affettuosamente Zio Henk. Lo aiuta a sbrigare qualche lavoretto come lucidare le scarpe da gioco, gonfiare i palloni, piazzare le bandierine dei calci d’angolo.
Tra i giocatori e i dirigenti dell’Ajax Amsterdam, Johan diventa popolarissimo e sempre più spesso gli viene regalato il biglietto per assistere alle partite. Al compimento del decimo anno di età entra a far parte delle giovanili dell’Ajax Amsterdam insieme al fratello Heini. Lui centravanti e il fratello stopper. Johan ha un fisico gracilissimo, dimostra appena sei anni, ma strabilia compiendo prodezze in serie. A 13 anni perde il padre per un attacco cardiaco e i problemi della famiglia diventano drammatici, anche perchè la madre nel giro di poco tempo deve cedere casa e negozio. Johan ottiene per lei, dal vicepresidente dell’Ajax Amsterdam, un posto come donna delle pulizie allo stadio e come commessa al banco del bar. Johan Cruijff continua ad essere un protagonista dei campionati giovanili: in un anno segna 74 reti! Vic Buckingham, l’allenatore inglese della prima squadra, comincia a tenerlo d’occhio. Su Johan l’inglese lavora sodo. Ne frena l’istinto individualista e ne potenzia il fisico con allenamenti specifici. Tecnicamente però non gli insegna nulla: sa già tutto. A 14 anni Johan vince il suo primo campionato nella categoria “ragazzi” giocando con la maglia numero 14. questo fatto lo induce a credere ciecamente che il 14 gli porti fortuna e fa di tutto per poter giocare sempre con questo numero, in un epoca in cui i numeri con la prima cifra diversa dall’1 e la personalizzazione delle casacche sono un’astrusità inimmaginabile. A 16 firma il primo cartellino: passerà alla storia l’aneddoto che lo vede interrompere la madre intenta a pulire il pavimento, perché “tu sei la madre di Cruijff”.

Il 15 novembre 1964, a 17 anni, esordisce in prima squadra in FC Groningen–Ajax Amsterdam 3–1. Rispetto agli avversari, gente del nord, alta e grossa, il talentuoso magrolino (1,76 x 67) è in chiaro deficit fisico (un suo corner non arriva nemmeno in area), ma sul piano tecnico si dimostra una spanna sopra tutti. Alla seconda partita da titolare, nel 5–0 interno contro il PSV Eindhoven, va in gol dopo aver fatto passare la palla sopra la testa di tre avversari, alla quarta si presenta davanti al portiere dopo un dribbling ubriacante, lo chiama fuori dai pali e lo dribbla due volte prima di mettere la palla in rete. Lo stadio comincia a riempirsi di gente che vuole vedere questo fantastico ragazzino. E lui non delude nessuno: è dappertutto, letteralmente. In difesa, a centrocampo, in zona gol. Batte a rete di destro, di sinistro, di testa. Incanta soprattutto il modo personalissimo con cui palleggia e calcia con l’esterno del piede destro. Gli bastano poche apparizioni per diventare titolare inamovibile. Il 29 novembre, l’Ajax Amsterdam viene seppellito di reti, 9–4, sul campo del Feyenoord Rotterdam, un risultato che assesta un tremendo scossone alla già traballante panchina di Buckingham. L’Ajax Amsterdam è pericolosamente vicino alla zona retrocessione ed il 21 gennaio 1965, all’indomani del pareggio nel derby con il DWS Amsterdam, Buckingham viene esonerato. Tre giorni dopo, gli subentra il “generale” Rinus Michels, 38enne ex centravanti del club, che impone una rigida disciplina in campo (allenamenti durissimi) e fuori (in ritiro vieta perfino di giocare a carte). Il 24 marzo 1965, a Leeuwarden, Johan Cruijff debutta nella Nazionale Giovanile per gli Europei di categoria.

A 19 anni vince il campionato ed esordisce, con gol, in Nazionale: Olanda–Ungheria 2–2, gara nella quale accade l’episodio, mai chiarito, del pugno all’arbitro. Cruijff, primo espulso di sempre nella storia della selezione arancione, ha sempre negato di averlo sferrato, ma questo non basta ad evitargli una squalifica (di un anno poi ridotta a 6 mesi) figlia soprattutto del clamore suscitato dalla vicenda. In patria intanto, la fama di Cruijff, secondo olandese a passare professionista (il primo era stato il compagno di reparto Piet Keizer), cresce esponenzialmente con i successi della squadra. A 20 anni campionato e coppa, oltre alla classifica dei marcatori con 33 reti.
Dell’Ajax Amsterdam che si porta rapidamente ai vertici del calcio internazionale è l’uomo più rappresentativo. Nel 1971 vince per la prima volta il “Pallone d’Oro” di France Football quale miglior calciatore europeo dell’anno, trofeo che gli sarà assegnato anche nel 1973 e 1974, quando risulta il più ammirato protagonista del Mondiale che l’Olanda chiude al secondo posto dietro la Germania Ovest. Nel 1972 centra il primo “Grande Slam” della storia del calcio, anche se allora nessuno si sogna di chiamarlo così: in bacheca arriva Campionato e Coppa Nazionale, la Coppa dei Campioni vinta contro l’Internazionale FC con una doppietta di Cruijff, la Coppa Intercontinentale e la neonata Supercoppa Europea.
Nell’estate del 1973, dopo aver vinto tutto con l’Ajax Amsterdam (6 campionati, 4 Coppe d’Olanda, 3 Coppe dei Campioni, 2 Supercoppe Europea, 1 Coppa Intercontinentale e due titoli di capocannoniere), si trasferisce al Barcellona. Il passaggio ai Blaugrana non è così semplice poiché l’Ajax Amsterdam e il Real Madrid si sono segretamente accordati per il trasferimento di Johan Cruijff alla corte delle Merengues. Ma Johan si ribella perchè vuole il Barcellona dal momento che ha fatto una promessa al presidente Montal e quindi vuole i soldi che il massimo dirigente catalano gli ha promesso tre anni prima. A questo punto inizia il braccio di ferro tra Johan Cruijff e l’Ajax Amsterdam che prosegue fin dopo l’inizio del campionato olandese, ma il clima ostile che si respira all’interno della squadra per inevitabili gelosie, anche a livello economico, spingono Johan Cruijff a rifiutarsi di giocare e a minacciare il ritiro, anche perchè sembra che il Barcellona voglia puntare su Gerd Müller. Il giocatore è difeso apertamente da Rinus Michels, allenatore del Barcellona e della nazionale olandese. Alla fine arriva il sospirato trasferimento in Catalogna per la cifra astronomica di tre milioni di fiorini olandesi, circa seicentomila euro di allora.
Nasce così l’avventura forse più affascinante che il calcio moderno può raccontare, una storia d’amore senza paragoni fra un campione, che ha la fama di essere antipatico, ed una città, un popolo, molto diversi da lui. L’amore che il campione ha per questa terra, per questa squadra e questo popolo è tale che al momento di battezzare il suo terzo figlio, Johan Cruijff lo chiamerà Jordi, in onore del santo protettore della Catalogna. Il Barcellona sta vivendo un periodo delicato e non vince la “Liga” da ben quattordici anni, ed ora, con l’arrivo del “papero d’oro”, Rinus Michels non ha più alibi e deve vincere. Tuttavia, a causa di cavilli “tecnici” legati alla definizione del contratto, curata dal suocero, il miliardario commerciante di diamanti Cor Coster, Johan Cruijff può arrivare a Barcellona solo in ottobre quando la squadra blaugrana è penultima in classifica con tre sconfitte in sette gare ed è stata già eliminata in Coppa UEFA.

Il 28 ottobre 1973, di fronte ad un Camp Nou pieno all’inverosimile, finalmente Johan Cruijff debutta nella Liga, segna due reti, ed il Barcelona CF trionfa per 4–0 sul Granada. Il 22 dicembre 1973 segna una delle più belle reti mai viste su un campo di calcio: rovesciata di tacco nella vittoria, per 2–1, contro l’Atletico Madrid. È L’inizio di una cavalcata trionfale per il “Barça” e per i suoi tifosi che stanno per vivere un’avventura che fino a qualche mese prima non avrebbero neppure osato a sognare. Ventisei partite consecutive senza sconfitte, nove vittorie di fila e una stagione che tocca il suo apice il 16 febbraio 1974: il Barcelona CF, trascinato da un Johan Cruijff straordinario, umilia il Real Madrid al Santiago Bernabeu con un incredibile 5–0.
Coi catalani vince subito un campionato e una coppa di Spagna nel 1978, ma l’avventura iberica gli riserva soprattutto dolori: le feroci polemiche con gli arbitri, il killeraggio scientifico di spietati difensori come Villar, la paura di rapimenti, l’influenza filo franchista del Real Madrid. Inoltre, dopo la partenza di Rinus Michels, arriva un sergente di ferro come il tedesco Weisweiler che lo considera semplicemente un giocatore. La sconfitta di Montal alle elezioni e la partenza di molti uomini della vecchia guardia lo costringono ad annunciare il ritiro dalle scene calcistiche a solo 31 anni. È L’anno dei Campionati del Mondo in Argentina, ma ad allenare “l’arancia meccanica” non c’è più Rinus Michels, ma un altro “orso” come l’austriaco Ernst Happel, pertanto Johan Cruijff capisce di non essere più il leader assoluto e rinuncia a parteciparvi.
Una serie di investimenti sbagliati (mal consigliati dal finanziere internazionale Jack van Zanten), tra cui un allevamento di maiali in una fattoria sui Pirenei, lo costringono al ritorno agonistico. A sollecitarlo è chi ne cura gli interessi, cioè il ricchissimo suocero Cor Costner, re dei diamanti e padre dell’ex fotomodella Danny che Johan ha sposato il 2 dicembre 1968. E’ questa la fase più brutta della carriera di Cruijff che, in versione globetrotter ma ormai parodia di se stesso, cerca di spremere gli ultimi spiccioli dal suo straordinario talento. Rifiutato un ingaggio miliardario propostogli dai New York Cosmos (anche) perchè giocavano su erba sintetica, nel 1979 Cruijff firma per i Los Angeles Aztecs e l’anno successivo veste la maglia dei Washington Diplomats.
Il 2 marzo 1981 ritorna al calcio europeo col Levante, seconda divisione spagnola. Dopo 9 mesi, e una decina di partite senza gloria nè soldi, ecco la resurrezione: il 6 dicembre dello stesso anno eccolo nuovamente con la maglia dell’Ajax Amsterdam che, al De Meer, batte 4–1 l’Haarlem (straordinario il suo gol in pallonetto). Assieme al giovane Rijkaard disputa altre due stagioni, vincendo due campionati e una coppa. In tutti lo danno per finito: su tutti il presidente Ton Harmsen, col quale non instaurerà mai lo stesso, conflittuale eppure produttivo, rapporto che aveva, negli anni d’oro, col predecessore Jaap van Praag. In totale con i lancieri disputa 275 partite di campionato con 205 reti prima di passare al Feyenoord Rotterdam della matricola Gullit nell’estate del 1983 vincendo subito il campionato, il nono, e la Coppa d’Olanda, la sesta della sua carriera.
Due anni dopo è di nuovo con l’Ajax Amsterdam, questa volta come consulente tecnico. Poi subentra a Leo Beenhakker e ricostruisce dalle fondamenta il settore giovanile. Nel 1987 guida i biancorossi alla conquista della Coppa delle Coppe contro i tedeschi orientali del Lokomotiv Lipsia grazie ad un gol di Marco Van Basten. L’anno seguente, le divergenze di vedute con la dirigenza, gli fanno capire che è giunto il momento di nuove sfide.

Come il suo maestro Michels, torna in Catalogna per allenare il Barcelona CF, la cui casacca di riserva diventa arancione, come la maglia della nazionale olandese, in onore del grande campione olandese. Nel 1989 bissa il successo in Coppa delle Coppe quindi, quello che non gli era risuscito da calciatore gli riesce da allenatore: è il 1992, e con un gol dell’olandese Ronald “Rambo” Koeman, il Barcelona CF vince la sua prima Coppa dei Campioni con il suo campione più amato in panchina. Johan Cruijff lascia una traccia indelebile come allenatore: oltre alla Coppa dei Campioni conquista ben quattro campionati consecutivi (di cui 2 gentilmente regalati da Real Madrid ed Atletico Madrid) ed una Coppa di Spagna.
In Europa diverte tanto, ma vince meno di quanto potrebbe (memorabile il 4–0 di Atene ’94 inflittogli nella finale di Coppa dei Campioni dal Milan AC di Fabio Capello). Nel 1996, i dirigenti del Barcelona CF, con in testa il presidente Josep Luis Nuñez, suo nemico storico, gli presentano il conto: due anni di insuccessi sono troppi per chi pretende di fare sempre di testa propria, e così lo mettono alla porta. Cruijff potrebbe allenare dove e quando vuole, ma preferisce occuparsi della sua salute (dopo i due by pass del 1991 è diventato testimonial di una celebre campagna antifumo: “nella mia vita ho avuto solo due vizi: uno, il calcio, mi ha dato tutto, l’altro, il fumo, stava per togliermelo”); della formazione calcistica dei ragazzi e della loro istruzione; della fondazione benefica che porta il suo nome; dei tornei di calcio a sei (il campo è di 42 x 28 tutti multipli di 14), patrocinati dal quotidiano De Telegraaf. Scrive libri (il suo “Mi piace il calcio, ma non quello di oggi), fa l’opinionista tv senza peli sulla lingua, gioca a golf e si dedica ai nipoti.
Sommando la carriera di giocatore “totale” a quella di allenatore coraggioso e innovativo, non appare ardua la tesi che vuole Cruijff fra i più grandi, se non il più grande, di ogni epoca. Nessuno tra i fuoriclasse che capeggiano le classifiche all time ha saputo dimostrarsi tale anche da allenatore: non Alfredo Di Stefano (che però qualcosina l’ha vinta), non Maradona e tantomeno Pelè, che neanche ci ha provato. L’unico che può reggere il confronto è Franz Beckenbauer, l’amico nemico di sempre, campione del mondo da capitano e da allenatore. Johan Cruijff, ormai, ci ha fatto il callo e nemmeno protesta più.

Monday, 26 January 2015

I protagonisti del calcio olandese - Nol Heijerman, il Beatle dello Sparta Rotterdam


Ieri pomeriggio, prima dell'inizio della partita tra Sparta Rotterdam e Jong Ajax, valida per la ventunesima giornata di Eerstedivisie, allo stadio Het Kasteel di Rotterdam si è osservato un minuto di silenzio per la morte di Nol Heijerman, icona del club biancorosso, per il quale ha militato dal 1967 al 1975, giocando 223 partite nel periodo in cui i Kasteelheren rappresentavano una bella realtà del calcio olandese, riuscendo spesso a chiudere il campionato a ridosso dei club più importanti.

Heijerman, che giocava come ala destra, non ha mai avuto la fortuna di vincere un trofeo con lo Sparta Rotterdam, nè ha potuto vestire la maglia Oranje della nazionale.
Il momento in cui più si è avvicinato ad un successo risale al 20 maggio 1971, quando il suo Sparta sfidò l'Ajax per la conquista della Coppa d'Olanda. La gara, che si rigiocava dopo il pareggio di due settimane prima (all'epoca non erano previsti i tempi supplementari), terminò 2 a 1 per il club di Amsterdam, che festeggiò il sesto successo nella competizione.

Soprannominato "de vijfde Beatle", in italiano "il quinto Beatle", Nol Heijerman viene ricordato per il suo taglio di capelli con la frangia (detto anche mop­top), di gran moda all'epoca.
Cresciuto calcisticamente nel RFC Rotterdam, piccolo club non professionistico della città dove era nato, Heijerman ha militato anche per HVC e Xerxes, prima di approdare allo Sparta Rotterdam.
Nonostante abbia deciso di chiudere la sua carriera all'Excelsior, muovendosi dal quartiere di Spangen a Kralingen, Heijerman è rimasto sempre legato allo Sparta e fin quando le sue condizioni di salute glielo hanno permesso, infatti, è stato una presenza fissa sugli spalti dell'Het Kasteel, per tifare il suo ex club.

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Sunday, 4 January 2015

Partite della storia - 22 novembre 1995: l'Ajax e l'utopia calcistica messa in mostra al Santiago Bernabeu


"Non è una squadra, è il cuore di un tornado. E' come le macchine che asfaltano le strade, e noi siamo rimasti sotto il rullo". Con queste parole, Jorge Valdano, all'epoca allenatore del Real Madrid, descrisse l'Ajax, che poche ore fa aveva demolito il Real Madrid tra le mura del Santiago Bernabeu. Per i blancos, un incubo nella fábrica de los sueños.

E' il 22 novembre 1995 ed a Madrid si gioca la quinta giornata del girone D. Di fronte, le due favorite per il passaggio del turno: i padroni di casa, allenati da Valdano, e l'Ajax campione uscente della competizione. Le altre due partecipanti, Grassopphers e Ferencvaros, sono destinate al ruolo di comparse.
Nonostante uno stadio gremito, l'Ajax fa la partita dal primo minuto, rischiando di dilagare già nel primo tempo. L'arbitro (il tedesco Helmut Krug) ed i legni della porta di Paco Buyo salvano il Real nel corso del primo tempo, ma nel corso della seconda frazione sono due dei calciatori più rappresentativi della squadra di Van Gaal, Jari Litmanen e Patrick Kluivert, a trovare le reti che consegnano all'Ajax i tre punti, assegnati per la prima volta in quell'edizione alle vincenti del girone, e la definitiva leadership del girone.

Una performance memorabile, coronata dagli applausi dello stadio intero, magnifico nel riconoscere la grandezza dei ragazzi di Van Gaal con un'ovazione a fine partita.
Valdano disse che l'Ajax aveva raggiunto l'utopia calcistica, destinata ad infrangersi solo a Roma, alcuni mesi dopo, quando i biancorossi vennero sconfitti dalla Juventus di Marcello Lippi.

Di seguito, proponiamo gli highlights e la partita intera.



 

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Saturday, 3 January 2015

I protagonisti del calcio olandese - Coen Moulijn, la classe dell'operaio



Non era facile la vita a Rotterdam nei primi Anni ’40 del secolo scorso; l’occupazione nazista, la città devastata dai bombardamenti, la terribile carestia nell'inverno del '44, i problemi della ricostruzione nel dopoguerra. Miseria e macerie, questo era ciò che la città offriva a un ragazzino non ancora undicenne che viveva al numero 14 di Bloklandstraat, nel quartiere popolare dell'Oude Noorden, situato nella parte settentrionale di Rotterdam.

Il suo nome è Coenraadt Moulijn: Coen per gli amici e il suo passatempo preferito (“fin dall'età di quattro anni”, ricorda zio Tonny) è trascorrere intere giornate in strada giocando a calcio con una pallina da tennis. Proprio così, una pallina da tennis, perché il pallone da calcio era stato proibito da un poliziotto che abitava nella stessa via e che non tollerava schiamazzi e rumori di sorta; non ubbidire significava nella migliore delle ipotesi vedersi confiscare il pallone, nella peggiore farsi un giro al commissariato. Non ci vuole molto perché qualche osservatore particolarmente attento riconosca in quel ragazzino schivo e introverso un talento di gran lunga superiore alla media; i primi a visionarlo sono quelli dello Sparta Rotterdam, che però lo scartano per il fisico minuto.
Maggiore lungimiranza la dimostra lo Xerxes Rotterdam, piccolo club cittadino che aveva dato i natali (calcistici) a Faas Wilkes, una delle più devastanti ali mai viste nel calcio olandese nonché uno dei migliori giocatori oranje di sempre (in Italia dal 1949 al 1954, con lnternazionale FC e Torino). Moulijn però non rimane molto tra le fila dei bianco azzurri, perché nel 1955 (un anno dopo l'introduzione del professionismo in Olanda), al termine di un torneo giovanile, viene avvicinato dal presidente del Feyenoord Rotterdam Cor Kieboorn che gli offre un contratto da 2.000 fiorini all'anno e paga allo Xerxes Rotterdam la discreta cifra di 25.000 fiorini.

Il giovane Coen diventa così il primo giocatore professionista nella storia del Feyenoord Rotterdam esordendo il 18 settembre 1955 nella sconfitta per 3–1 rimediata a domicilio contro l’MVV Maastricht. Poco meno di un anno dopo (l'8 aprile 1956 in Belgio-Olanda 0–1) fa il suo esordio, all'età di 19 anni, nella Nazionale Olandese diventando il pupillo del CT Elek Schwartz, secondo il quale “Coen è meglio di Gento del Real Madrid”.
In breve tempo Moulijn diventa uno dei giocatori chiave del club di Rotterdam, nonché uno dei beniamini della curva. All'inizio degli anni Sessanta andare a veder giocare il Feyenoord Rotterdam significa andare a vedere Coen Moulijn, i suoi dribbling, le sue finte e le sue accelerazioni sulla fascia sinistra. Il giocatore raccoglieva in sé tutte le qualità che da sempre avevano caratterizzato la storia del Feyenoord Rotterdam: le origini umili (non bisogna infatti dimenticare che il club era stato fondato da un gruppo di manovali e che era sempre stato indicato come la squadra dei ceti popolari di Rotterdam in contrapposizione ai borghesi altolocati dello Sparta Rotterdam ed al ceto medio dell'Excelsior Rotterdam), il carattere ruvido di chi è stato forgiato dalla strada, l’atteggiamento fiero di chi il successo se lo è guadagnato passo dopo passo senza viaggiare in corsie preferenziali.

Raramente un giocatore ha raggiunto un così elevato livello di identificazione con una squadra. Moulijn è una delle stelle più luminose del Feyenoord Rotterdam che nel 1961 si laurea Campione d'Olanda dopo 21 anni di digiuno; seguiranno altri quattro campionati (’62, ’65, ’69, e ’71), due Coppe d'Olanda (’65 e ’69) e soprattutto una Coppa dei Campioni (’70) e una Coppa Intercontinentale (’71), la prima conquistata a Milano ai danni del Celtic Glasgow, regolato 2–1 ai supplementari, la seconda contro i terribili (per quanto picchiavano...) argentini dell'Estudiantes, sconfitti 1–0 al De Kuip dopo aver pareggiato 2–2 a Buenos Aires. È la prima volta che una squadra olandese trionfa in Europa e nel mondo, in anticipo di un anno sul grande Ajax Amsterdam di Johan Cruijff e Rinus Michels. Le invenzioni di Wim van Hanegem, i gol a raffica di Ove Kindvall, l’inesauribile dinamismo di Wim Jansen, i dribbling di Coen Moulijn, il tutto condito dalla sapienza tattica del tecnico Ernst Happel: tra il 1969 ed il 1971 va onda il film del miglior Feyenoord Rotterdam di sempre.

Meno fortunata è stata invece la sua esperienza con la Nazionale, con 38 presenze (e 4 reti), ma nessun grande torneo disputato. Il vento del professionismo nel calcio olandese aveva infatti portato dei benefici che tardavano a manifestarsi in nazionale, dove sconfitte e brutte prestazioni si accumulavano senza soluzione di continuità. A questo si deve aggiungere la frattura creatasi nello spogliatoio tra i blocchi dell'Ajax Amsterdam e quelli del Feyenoord Rotterdam, con quest'ultimi che nel 1962, al termine di un incontro amichevole disputato all'Olympisch Stadion di Amsterdam nel quale erano stati subissati di fischi (Moulijn in particolare) per tutta la partita, daranno vita a una clamorosa protesta rifiutando di rispondere alle convocazioni in maglia oranje e venendo di conseguenza squalificati per un anno dalla KNVB (potendo comunque continuare a giocare con il proprio club).
Bisognerà attendere i mondiali tedeschi del 1974 per poter ritrovare un'Olanda finalmente competitiva, quando però il “Gento olandese” si era già ritirato. Moulijn aveva appeso le scarpe al chiodo il 9 giugno 1972 con una partita d’addio disputata tra il suo Feyenoord Rotterdam e l’Uruguay, lasciando il club di Rotterdam dopo 17 stagioni in cui aveva totalizzato 607 partite (487 in campionato) e 84 reti, stabilendo un record di presenze che è ancora imbattuto. Oggi gestisce un negozio di abbigliamento con la moglie ed ha definitivamente chiuso con il calcio.

Articolo di Alec Cordolcini trato dal Guerin Sportivo

Friday, 5 December 2014

"Loro sono indispensabili per la produzione". La storia di Frits Philips, l'uomo che salvò la vita a 382 ebrei


Nato il 16 aprile 1905 a Eindhoven, Frederik Jacques Philips, detto Frits, fu l’unico figlio maschio di Anton Philips e della moglie Anne Henriëtte Elisabeth Maria de Jongh. Nel 1891 il fratello maggiore del padre, Gerard, e il nonno di Frits, Frederik, avevano fondato la Koninklijke Philips N.V.(in italiano Reale Philips S.p.A.), mentre nel 1912 Gerard e Anton cambiarono il nome in Philips Gloeilampenfabrieken N.V. (in italiano Fabbrica di lampadine Philips S.p.A.), trasformando una piccola fabbrica a uso famigliare in una Corporation, spianando la strada verso il successo europeo e, successivamente, mondiale.

Iniziati gli studi alla Delft University of Technology, il più grande e antico Politecnico olandese, si laureò in ingegneria meccanico nel 1929, sposando nello stesso anno Sylvia Jonkvrouw van Lennep, dalla quale ebbe sette figli e che morì nel 1992. Nominato vice-direttore della Philips e membro del consiglio direttivo il 18 ottobre 1935, Frits non scappò dall’Olanda durante l’occupazione nazista del 1940, al contrario del padre Anton, che si rifugiò nei primi giorni di maggio (pochi giorni prima dell’invasione tedesca di Adolf Hitler cominciata nelle prime ore del 10 maggio 1940) negli Stati Uniti con buona parte dei capitali della società.

Frits Philips mandò avanti la fabbrica durante tutta la Seconda guerra mondiale, proteggendo i 19.000 operai olandesi ed evitando che la sua azienda possa contribuire allo sforzo bellico in favore dei tedeschi. Egli fu internato per quasi quattro mesi (dal 30 maggio al 20 settembre 1943) nel campo di concentramento per prigionieri politici di Vught, a nord di Eindhoven, nei pressi di 's-Hertogenbosch, a causa di uno sciopero che aveva ridotto la produzione della fabbrica.

Il suo nome è indissolubilmente legato all’eroica azione che fece durante il secondo conflitto globale: dei 469 ebrei che lavoravano nella fabbrica, Frits salvò la vita a ben 382 di loro, convincendo i luogotenenti nazisti che erano assolutamente indispensabili per i processi produttivi della fabbrica, salvandoli così dai campi di sterminio. Per questo, l’11 gennaio 1996 fu premiato come "Giusto tra le Nazioni", il riconoscimento conferito dal Museo israeliano Yad Vashem alle persone non ebree che hanno rischiato la loro vita per salvare anche un solo ebreo dall’Olocausto, e in suo onore è piantato un albero nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme. Dopo aver trascorso gli anni del dopoguerra aiutando a ricostruire la Philips dopo l’invasione nazista, favorendo l’internazionalizzazione della società, nel 1961 diventò il quinto amministratore delegato dell’azienda e mantenne quel ruolo fino al 1971, mentre è rimasto come membro del Consiglio di Sorveglianza fino al 1977. Durante la sua presidenza, egli ampliò la presenza della Philips in Asia e in Sud America, incoraggiando fortemente la ricerca scientifica e lo sviluppo delle tecnologie, ricevendo la cittadinanza onoraria della città di Eindhoven nel 1965.

Per la sua gestione lungimirante dell’azienda fu letteralmente sommerso da giuste onorificenze: nel 1976 ricevette per i suoi meriti per l’economia un dottorato honoris causa dall’Università Cattolica di Lovanio (Belgio) e una laurea honoris causa dall’Accademia Cinese di Taipei (Taiwan), mentre nel 1982 è stato insignito del “International Executive of the Year Award”, assegnato dalla School of Management presso la Brigham Young University di Provo (Utah, USA). Anche gli Stati di mezza Europa non rimasero a guardare di fronte al suo gesto eroico: il governo olandese lo nominò Grande Ufficiale dell'Ordine di Orange-Nassau e cavaliere dell’Ordine del Leone dei Paesi Bassi, il Vaticano lo ha onorato del  Comandante della cittadinanza dell'Ordine di San Gregorio Magno, il governo spagnolo gli concesse la Gran Croce dell’Ordine al Merito e il presidente francese lo ha nominato Ufficiale della Legione d’Onore.

Frits Philips godeva di grande popolarità nella sua città natale, venendo chiamato dai suoi operai e dalla gente comune Meneer Frits (Signor Philips) per la sua umanità e altruismo verso i suoi dipendenti, verso i quali non faceva alcuna differenza rispetto ai membri del consiglio di amministrazione: a prova di ciò, fu visto moltissime volte chiacchierare con gli operai, quasi come fosse uno di loro. Nel 2005, al suo centesimo compleanno, Eindhoven fu ribattezzata in suo onore Frits Philips Stad (Città di Frits Philips), mentre il 14 aprile 2007 una sua statua venne posizionata al Markt, la piazza centrale della città, fulcro del cuore cittadino.

Nonostante l’età assai avanzata, Frits Philips fu sempre presente fino alla sua morte alle gare casalinghe del PSV, rifiutando però quelli che adesso sarebbero gli sky-box o i business lounge e sedendosi tra la gente normale nel settore D. Il 12 novembre 2005, giorno della sepoltura del fratello Henk van Riemsdijk, Frits Philips inciampò nella sua tenuta del Wielewaal, a nord di Eindhoven, cadendo a terra e rompendosi una vertebra; colpito da una polmonite fatale, egli spirò il 5 dicembre 2005 alle 23:43, all’età di 100 anni.

La tragica notizia si sparse immediatamente in tutta la città, diffondendo enorme dolore tra i tifosi dei Boeren e tra i normali cittadini. La sera seguente, il 6 dicembre, Frits Philips fu ricordato con un toccante minuto di silenzio e con un’enorme coreografia prima della partita di Champions League tra PSV e Fenerbahce. Da quel match (vinto 2-0 dai biancorossi con i gol di Cocu e Farfan), il posto di Meneer Frits, il numero 43 nella fila 22 del già citato settore D, è rimasto sempre vuoto, in ricordo di un uomo dal quale abbiamo il dovere di prendere esempio..

(Fonte foto: https://geolocation.wshttp://www.psv.nl)

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Tuesday, 2 December 2014

La storia del Feyenoord: la prima squadra olandese a vincere in Europa


Primo club olandese ad imporsi in campo internazionale, il Feyenoord Rotterdam, nei primi anni della sua storia deve subire la supremazia cittadina dello Sparta Rotterdam, l’altra grande squadra della città. 


Fondato il 19 luglio 1908, il Feyenoord vince il primo Campionato nel 1924, quando lo Sparta ne ha già conquistati quattro. Il Feyenoord s’impone nuovamente nel 1928, mentre nel 1930 vince per la prima volta la Coppa d’Olanda superando, per 1–0 un’altra formazione di Rotterdam, l’Excelsior. Successo che ripete nel 1935, battendo per 5–3 l’Helmond Sport. In questo stesso anno, il 22 luglio, iniziano i lavori per la costruzione del Feyenoord Stadion. A darne simbolicamente l’avvio è il giocatore Gerard “Puck” Van Heel, capitano della squadra. Lo stadio, chiamato anche “de kuip” (il catino), è ancor oggi fra i più capienti e funzionali d’Europa e venne inaugurato il 27 marzo 1937 con una gara amichevole contro i belgi del Beerschot, che il Feyenoord vinse per 5–2. Qualche mese più tardi, il 2 maggio, sono 60 mila gli spettatori che lo gremiscono per assistere a Olanda–Belgio.

Il Feyenoord Rotterdam vive il suo primo grande periodo verso la fine degli anni ’30, quando vince il campionato nel 1936, nel 1938 e nel 1940, alternandosi nella leadership nazionale con l’Ajax Amsterdam, l’altra big del calcio olandese, dando così vita a un’appassionante sfida che si protrae nel tempo. I suoi giocatori più rappresentativi sono il mediano sinistro Gerard “Puck” Van Heel, mitica figura del calcio olandese del periodo, per ben 64 volte membro della Nazionale, l’attaccante Leen Vente, autore di 19 reti nelle 21 partite giocate con la maglia arancione, il gigantesco portiere Adri van Male (196 cm di statura), e il mediano destro Bas Paauwe, tutti punti fermi della rappresentativa olandese.

Gerard "Puck" van Heel, in un immagine tratta dal sito sportgeschiedenis.nl
Negli anni ’40, pur disponendo di giocatori di buon talento come il mediano sinistro Adri de Vroet (22 volte nazionale) o come l’interno ambidestro Kees Rijvers (33 volte nazionale, poi professionista in Francia con il Saint Etienne AS e in seguito allenatore di successo), il Feyenoord Rotterdam non riesce a far sua alcuna manifestazione. La crisi di risultati prosegue anche negli anni ’50, nonostante la squadra figuri regolarmente fra le più agguerrite. Nell’estate del 1955 viene acquistato per 25.000 fiorini dallo Xerxes, formazione minore di Rotterdam, il giovane attaccante Coen Moulijn che, con uno stipendio di 2.200 fiorini, diventa il primo giocatore professionista del club.
Moulijn, ala sinistra dal gioco lineare e incisivo, insieme a Henk Schouten e a Cor van der Gijp, dà vita a un eccellente trio d’attacco che richiama allo stadio un numero sempre crescente di spettatori. Il Feyenoord Rotterdam torna a proporsi come squadra di vertice assoluto nel 1960, quando conclude il campionato in vetta alla classifica con gli stessi punti dell’Ajax Amsterdam, che poi vince lo spareggio per 5–1.

Inizia in questo modo un pò amaro un decennio ricco di soddisfazioni. L’anno seguente il Feyenoord Rotterdam si prende una prima rivincita precedendo di due punti gli eterni rivali dell’Ajax Amsterdam e tornando a vincere il campionato dopo 21 anni. Lo squadrone di Rotterdam si conferma al vertice in campo nazionale anche la stagione successiva, quando debutta nella Coppa dei Campioni, eliminando gli svedesi dell’IFK Göteborg prima di venire estromesso, negli ottavi di finale, dagli inglesi del Tottenham Hotspur.
Un anno più tardi il Feyenoord Rotterdam è fra le grandi protagoniste del torneo: raggiunge sorprendentemente le semifinali dove viene eliminato dal Benfica di Eusebio. Hanno la possibilità di farsi conoscere in campo internazionale giocatori di sicuro valore come il portiere Eddy Pieters Graafland, il terzino Veldhoen, i mediani Kreijermaat e Klaassens (degno erede di van Heel e de Vroet), e gli attaccanti Bennaars, van der Gijp, Bouwmeester e Moulijn.

Nel 1965 il Feyenoord Rotterdam fa piazza pulita in Olanda vincendo sia la Eredivisie che la Coppa d’Olanda, 1–0 sul Go Ahead Eagles Deventer. Protagonista numero uno di questa strepitosa stagione è il centravanti Piet Kruiver che, reduce da una negativa esperienza nel campionato italiano col Vicenza, conosce un rilancio in grande stile, riconquistando la maglia della Nazionale. Un anno più tardi si imporrà fra i marcatori con 23 reti, al pari di Willy van der Kuijlen del PSV Eindhoven. Insieme a Kruiver si mettono in mostra anche alcuni giovani molto promettenti, come i difensori Libregts e Haak e l’ala destra Bergholtz. Nel panorama calcistico olandese comincia intanto a brillare di intensissima luce la stella dell’Ajax Amsterdam del fenomenale Johan Cruijff. Per il pur forte squadrone di Rotterdam imporsi in campionato diventa sempre più difficile, tanto che per tre stagioni consecutive deve accontentarsi del secondo posto, subito dietro ai lancieri.


Alla guida del Feyenoord Rotterdam arriva il mago austriaco Ernst Happel, che modella la squadra amalgamando le diverse caratteristiche dei giocatori. Ne esce un “prodotto” pressoché perfetto, equilibrato, solido in ogni reparto, che fa del ritmo e della collettività le armi vincenti. Una formazione organica, che difende a zona e attacca in massa. Un primo efficace esempio di calcio totale.
Nel 1969 il Feyenoord Rotterdam ottiene un “double” esaltante. Campionato d’Olanda, precedendo naturalmente l’Ajax Amsterdam, e Coppa d’Olanda, sul PSV Eindhoven dopo due gare: la prima rimasta inchiodata sull’1–1 anche dopo i supplementari; la seconda vinta per 2–0. Il centravanti svedese Ove Kindvall, già capocannoniere un anno prima con 28 reti, si ripete raggiungendo quota 30, così come van Dijk del FC Twente Enschede. Il Feyenoord Rotterdam si dimostra squadra completa, ormai pronta per qualsiasi traguardo. Eddy Pieters Graafland è un portiere di sicuro affidamento; il perno della difesa è Rinus lsraël, uomo-ovunque. Nel centrocampo brilla la stella di Wim van Hanegem, grande organizzatore e temibilissimo bombardiere, dotato com'è di una terrificante botta dalla distanza. Lo affiancano adeguatamente l’inesauribile Wim Jansen e l’austriaco Hasil, fine palleggiatore. ln attacco, come punta di diamante, opera lo svedese Kindvall, implacabile cacciatore di gol. Lo spalleggia l’ormai esperto Moulijn, un’ala capace di portare lo scompiglio in qualsiasi retroguardia avversaria.

Se di Moulijn abbiamo già parlato, merita un capitolo a parte Wim van Hanegem. Per anni è l’idolo indiscusso del de Kuip, lo stadio del Feyenoord Rotterdam, e per i tifosi riveste i panni dell’anti Cruijff, ma rispetto al fuoriclasse dell’Ajax Amsterdam ha caratteristiche meno appuriscenti. Non è un uomo gol, ma un grande organizzatore del gioco, dal passo costante anche se un pò lento e dalla straordinaria resistenza allo sforzo. Usa quasi esclusivamente il piede sinistro, ma lo fa con grande maestria. Duro, insuperabile nel tackle, è molto temuto per il terrificante tiro dalla distanza. Quando si porta in zona gol per i portieri avversari son dolori. I suoi tifosi lo ribattezzano “Der Kromme”, il gobbo, per la caratteristica andatura barcollante. Il mondo scopre Wim van Hanegem, talentuoso centrocampísta del Feyenoord Rotterdam e della Nazionale Olandese (45 presenze e 6 reti), in occasione del Mondiale di Germania del 1974. Ha ormai trent’anni, essendo nato a Utrecht il 20 febbraio 1944. Nell’Olanda macina-avversari, van Hanegem si segnala per essere sempre al centro della manovra e per il numero infinito di palloni che tocca con grande abilità. Sono molte le società che a fine torneo si interessano a lui. In modo particolare alcune spagnole e francesi. L’età non più verde e le eccessive richieste del Fevenoord Rotterdam fanno si che Wim non si muova da Rotterdam. Come tanti calciatori olandesi della sua generazione, van Hanegem acquista una mentalità professionistica solamente verso la fine della carriera.
Per diversi anni il calcio per Wim è solo un hobby, forse meno importante della pesca. Acquistato dallo Xerxes Rotterdam nel 1968, van Hanegem è comunque per dieci stagioni l’uomo più rappresenrativo del Feyenoord Rotterdam, prima squadra olandese a salire sui gradini più alti delle competizioni internazionali.

Il 1970 è un anno fondamentale nella storia del calcio olandese, che proprio grazie al Feyenoord Rotterdam s'impone per la prima volta in Europa vincendo la Coppa dei Campioni, traguardo mancato dall’Ajax Amsterdam un anno prima. La squadra di Happel si presenta alla finale di Milano dopo aver eliminato formazioni di grosso spessore come l’AC Milan, detentore del trofeo e vincitore poco tempo prima della Coppa Intercontinentale, ed il Legia Warszaw dei talentuosi Deyna e Gadocha. Se la deve vedere con una squadra dalle grandi tradizioni come il Celtic Glasgow, che ha vinto la Coppa dei Campioni tre anni prima. Alla rete iniziale dello scozzese Gemmill, risponde due minuti dopo il difensore lsraël.
Per assegnare il trofeo si deve ricorrere ai supplementari, dove una rete di Kindvall consente al Feyenoord Rotterdam di salire sul gradino più alto d’Europa. 

In un primo tempo il mondo del calcio continentale accetta con poco entusiasmo la supremazia del Feyenoord Rotterdam, squadra non ancora ben conosciuta. Le perplessità svaniscono pochi mesi dopo quando gli uomini di Happel conquistano la Coppa Intercontinentale superando l’Estudiantes, formazione argentina nota per la violenza del suo gioco, specie sul terreno di casa.
La gara di andata, a Buenos Aires, vede gli olandesi impartire un’autentica lezione di calcio collettivo agli argentini, che soltanto faticosamente arrivano al pareggio: 2–2. Nel retour-match di Rotterdam, malgrado la resistenza e l’ostruzionismo degli avversari, il Feyenoord Rotterdam si impone per 1–0, issandosi così sul tetto del mondo.

Nel 1971 il Feyenoord Rotterdam s’impone nuovamente in campionato, precedendo naturalmente l’Ajax Amsterdam. Kindvall è ancora capocannoniere, questa volta in solitudine, con 24 reti. Dopo due campionati conclusi alle spalle dei lancieri di Amsterdam , nel 1974 il Feyenoord Rotterdam vive un’altra grande stagione, vincendo il campionato e la Coppa UEFA.
Nella doppia finale prevale sul Tottenham Hotspurs, mettendo fine ad un’egemonia del calcio inglese, nel torneo, che durava da sei stagioni. Dopo il 2–2 di Londra, il Feyenoord Rotterdam fa sua la Coppa UEFA vincendo per 2–0 a Rotterdam. Autore della prima rete è il giovane difensore Wim Rijsbergen, che qualche mese più tardi, al Mondiale di Germania, risulta il miglior stopper della manifestazione. Insieme a lui, nell’Olanda che si classifica seconda, figurano altri due giocatori del Feyenoord Rotterdam, i centrocampisti Jansen e van Hanegem. Inizia qui per il Feyenoord Rotterdam un periodo di lento, ma costante declino. A farla da padroni, in Olanda, sono l’emergente PSV Eindhoven ed il solito Ajax Amsterdam.

Lo squadrone di Rotterdam torna al successo solo nel 1980, quando vince la Coppa d’Olanda superando l’Ajax Amsterdam per 3–1. La stagione seguente il Feyenoord Rotterdam si prefigge un ambizioso traguardo: vincere la Coppa delle Coppe e risultare così la prima squadra europea a fare l’en-plein delle tre Coppe Europee. In semifinale però sono i georgiani della Dinamo Tbilisi, poi vincitori del torneo, a infrangere i sogni del Feyenoord Rotterdam. La squadra di Rotterdam cambia allenatore nella stagione successiva: Hans Kraaij prende il posto di Vaclav Jezek e, nel 1983, grazie in particolare ai gol del centravanti Peter Houtman, capocannoniere con 30 reti, il Feyenoord Rotterdam esce dalla mediocrità classificandosi secondo in campionato dietro all’Ajax Amsterdam, che nel frattempo ha ritrovato il grande Johan Cruijff. Durante l’estate accade l’incredibile: il presidente Kerkum riesce a strappare all’Ajax Amsterdam nientemeno che il “Papero d’Oro”!
Il Feyenoord Rotterdam, che già dispone dell’astro nascente Ruud Gullit e di diversi buoni giocatori come il portiere Jop Hiele e i difensori van de Korput, Wijstekers, Troost e lvan Nielsen, diventa praticamente insuperabile. Campionato e Coppa d’Olanda (1–0 sul Fortuna Sittard) sono di nuovo suoi.

La stupenda stagione appena conclusa si dimostra però un fuoco di paglia. Passano ben sette anni prima che la squadra di Rotterdam riesca ad alzare al cielo un trofeo. Sulla panchina del Feyenoord Rotterdam si succedono, senza fortuna, Ab Fafié, Rinus Israël, Rob Jacob e Pim Veerbek. Con la coppia Wim Jansen e Gunder Bengtsson arriva la Coppa d’Olanda nella stagione 1990–91. Con Hans Dorje la stagione seguente arriva un’altra vittoria in Coppa. È il preludio al successo in Eredivisie.
A questo punto Wim Jansen ha un colpo di genio: capisce che sul campo la squadra ha bisogno di una figura carismatica. È lui stesso a scegliere Wim van Hanegem, leader del grande Feyenoord Rotterdam. La scelta di van Hanegem come allenatore coglie di sorpresa i tifosi e gli osservatori per almeno due motivi. Il primo è una quasi totale mancanza di esperienza. È vero, dall’86 al ’91 van Hanegem si è fatto le ossa come vice-allenatore presso Feyenoord Rotterdam, FC Utrecht e FC Wageningen, ma oltre a non avere vinto nulla è rimasto sempre nell’ombra. Inoltre, non ha il patentino da allenatore. Depone a suo favore il fatto che deve lavorare con quello che passa il convento. I punti di forza della squadra sono tutti giocatori atleticamente temibili ed aggressivi, ma tecnicamente lontani mille miglia sia da Amsterdam che da Eindhoven. De Wolf, biondo pilastro della difesa, è noto per la sistematicità con la quale demolisce gli avversari. A centrocampo torreggia Metgod il quale, non per nulla, ha militato per diversi anni nel campionato inglese. Nel settore offensivo manca un vero regista; sulle fasce la squadra si affida alla velocità di Blinker e Taument mentre a centro area l’arma vincente è spesso costruita sulla furbizia dell’ungherese Jozef Kiprich. È proprio Kiprich, del resto, a regalare al Feyenoord Rotetrdam quel tocco in più che le consente di beffare il PSV Eindhoven. Con van Hanegem in panchina arrivano altre due Coppe d’Olanda e niente più. È destino che il Feyenoord Rotterdam non riesca ad aprire un ciclo; devono passare altri sei anni prima che a Rotterdam possano alzare al cielo il piatto d’argento.

Il quattordicesimo titolo della storia del club di Rotterdam arriva sotto la guida di Leo Beenhakker. Se era difficile prevedere il dominio incontrasto dell’Ajax Amsterdam, al contrario era stata ampiamente prevista la stagione di transizione del PSV Eindhoven. Ne approfitta quella vecchia volpe di Leo Beenhakker capace di fare il vuoto dietro il suo Feyenoord Rotterdam e rilanciare la sua carriera, messa in dubbio da qualche passo falso di troppo negli ultimi anni. Ceduto ai Glasgow Rangers l’elemento di maggior tasso tecnico, il terzino mancino Giovanni Van Bronckhorst, sostituito con il nazionale Under 21 Patrick Paauwe, Beenhakker ha costruito un collettivo tutto sostanza: il capitano Jean Paul Van Gastel in cabina di regia e il danese Jon Dahl Tomasson in rifinitura, le uniche due concessioni stilistiche. Il fiore all’occhiello è stata la difesa bunker: è bastato inserire Bert Konterman in mezzo ai rodati Ulrich Van Gobbel e Kees Van Wonderen, con il polacco Jurek Dudek a fare i miracoli tra i pali. In attacco una coppia d’urto formata dal centravanti argentino Julio Ricardo Cruz e Peter Van Vossen.


Nelle stagioni seguenti il Feyenoord Rotterdam ottiene solo piazzamenti senza mai poter lottare per il titolo. Si arriva così alla stagione 2001–02. L’allenatore Bert Van Marwijk è riuscito a riportare il sorriso al Feyenoord Rotterdam, nonostante la qualità del gruppo sia buona ma non eccelsa. Non poteva sicuramente bastare l'arrivo di Pierre Van Hooijdonk per cambiare volto ad una squadra che aveva anche altre lacune da colmare. Nonostante tutto la squadra di Rotterdam arriva alla finale di Coppa UEFA dopo aver eliminato, tra le altre, il PSV Eindhoven, nel primo derby olandese di sempre nelle Coppe Europee. La finale, per una strana coincidenza, si gioca proprio sul campo di Rotterdam, il de Kuip, contro i tedeschi del Borussia Dortmund BV. La gara che vale una stagione si conclude con il successo della squadra olandese che si impone per 3–2, conquistando per la seconda volta il prestigioso trofeo, a distanza di ben ventotto anni. Sarà questo l’ultimo grande acuto di una squadra ricca di storia e di tradizione e che meriterebbe altri successi.


Friday, 21 November 2014

La storia dell'AZ Alkmaar: la favola del piccolo club capace di interrompere il dominio delle grandi


Alkmaar, 14 agosto 1954. Sotto la facciata della Stadhuis, il municipio di Alkmaar, un migliaio di persone si raduna per andare ad assistere alla partita di calcio tra l'Alkmaar '54, club calcistico appena fondato, e VVV Venlo. 
Il risultato finale sarà 3 a 0 per i beniamini della città, capaci di attirare fino a 13.000 persone allo stadio. La doppietta di Klaas Smit ed il goal di Henk van de Sluis crearono un certo fermento tra la gente, desiderosa di avere la possibilità di assistere con regolarità a sfide calcistiche. Nonostante la reticenza di Karel Lotsy, allora presidente della KNVB, a creare una lega calcistica professionistica, la strada era, oramai, segnata.

La storia dell'Alkmaar '54, però, è destinata a durare poco. Nei primi anni incolori, ricordiamo soprattutto la prima vittoria in assoluto contro l'Ajax (2 a 0, a firma di Nico Wagemaker e Piet Buis) e la semifinale di Coppa d'Olanda, persa contro il Willem II.
Le difficoltà economiche e la contemporanea crescita di un'altra squadra nello stesso distretto, spinsero le dirigenze di Alkmaar e FC Zaanstreek ad unire le forze nel tentativo di creare una squadra più forte ed ambiziosa, da allora conosciuta come AZ 67.A capo del nuovo club si misero i fratelli Klaas e Cees Molenaar, milionari titolari della Wastora, una industria di articoli per la casa, mentre in panchina sedette Lesley Talbott, che guidò la squadra alla promozione diretta, raccogliendo una fantastica serie di 22 risultati utili consecutivi.



Le tante difficoltà economiche cui una squadra come l'AZ 67, classico team della provincia olandese, andava incontro, hanno spesso rischiato di comprometterne il futuro. Grazie ai ripetuti interventi dei fratelli Molenaar, però, la bancarotta fu evitata e l'AZ potè continuare il proprio cammino calcistico, superando lo scarso afflusso dei tifosi allo stadio ed il mancato pagamento degli stipendi a calciatori ed allenatori. 
Nel tentativo di far dimenticare i giorni più bui, i fratelli Molenaar continuarono a versare le proprie fortune, acquistando, nel corso del tempo, Kees Kist dall'Heerenveen, il talento danese Kristen Nygaard, Peter Arntz ed, ancora, Hugo Hovenkamp, John Metgod e soprattutto Willem van Hanegem.

Nonostante una comparsa in Europa, dove l'AZ 67 fu prontamente eliminato dal Barcellona di Cruyff, i risultati, comunque, tardavano ad arrivare. La gloria, però, era solo ad un passo, almeno per uno dei due fratelli Molenaar.
Nel 1979, infatti, Cees Molenaar morì a soli 51 anni, lasciando al solo fratello Klaas, di 6 anni più giovane, la possibilità di assistere al più grande trionfo della squadra di Alkmaar, piccola cittadina di circa 90mila abitanti della provincia del Noord Holland.


Al termine della stagione 1981, l'AZ aveva bisogno di una vittoria nell'ultima gara del campionato per spezzare l'egemonia delle tre grandi (Ajax, Psv e Feyenoord), ma il calendario riservava uno scontro durissimo proprio contro la squadra di Rotterdam. Il risultato finale fu un trionfo: vittoria in grande stile per 5 reti ad 1 in casa del Feyenoord e titolo di Landskampioenen vinto dopo aver sostanzialmente dominato il campionato. Seguirono, nei due anni successivi, altrettante coppe d'Olanda (una era stata vinta precedentemente, nel 1978), ma in campionato l'AZ 76 di Georg Kessler non riuscì a ripetersi, pur mantenendo sostanzialmente intatta l'ossatura della squadra, eccezion fatta per la partenza dell'austriaco Welzl, ceduto al Valencia e sostituito dal connazionale Oberacher..



La squadra di quegli anni viene ancora ricordata dagli appassionati di calcio nei Paesi Bassi. Impossibile dimenticare le leggendarie battaglie contro il Barcellona, l'Inter ed il Liverpool, tutte tra il 1978 ed il 1982. Sfortunatamente l'AZ non passò mai il turno, ma su sei partite giocate con queste big del calcio europeo, la squadra olandese ne uscì sconfitta solo due volte, peraltro senza mai perdere in casa (fino alla sconfitta per 2-3 contro l'Everton, negli ultimi giorni del 2007), nel piccolo stadio Alkmaarderhout (sostituito nel 2006 dal bellissimo impianto DSB Stadium).


Con la cessione del club da parte di Klaas Molenaar, nel 1986, si fece subito evidente quanto fosse importante il contributo economico che il businessman locale aveva dato e dava ancora alla squadra.
Al cambio di proprietà, infatti, seguirono il cambio di nome (con la caduta del "67" finale) e soprattutto lunghi anni di crisi. Esattamente 7 anni dopo la vittoria del titolo di Campioni d'Olanda, i giocatori dell'AZ retrocessero mestamente in seconda divisione, dando inizio ad un triste altalenarsi tra tra Eredivisie ed Eerstedivisie per circa dieci anni.

Nel 1998, la luce alla fine del tunnel: un nuovo progetto, che ha posto Co Adriaanse, prima, e Louis Van Gaal, poi, a capo di un piccolo manipolo di eroi, capace di giocare il miglior calcio in Olanda nei primi anni 2000, è tornato a far scaldare i cuori dei tifosi di Alkmaar come solo la squadra del 1981 era riuscita prima di allora.
I risultati ottenuti parlano chiaro: AZ 5° nel 2004, 3° nel 2005, 2° nel 2006, ancora 3° nel 2007 e, finalmente, nuovamente Campioni d'Olanda nel 2008. A dispetto di un brutto inizio di campionato, come spesso accade quando ad allenare una squadra c'è Van Gaal, la vittoria per 1-0 alla terza giornata contro il PSV ha dato il via ad una striscia di risultati positivi, estesa fino a 28 gare senza sconfitte (contando qualche pareggio). Alla trentunesima giornata, nonostante la sconfitta in casa contro il Vitesse, grazie alle contemporanee sconfitte di Twente e Ajax, i biancorossi hanno vinto il titolo di Campione d'Olanda con tre giornate d'anticipo, avendo 11 punti di vantaggio rispetto al Twente. Il successo è stato suggellato da una serie di record di squadra: maggior numero di partite terminate senza subire reti (17), migliore serie senza sconfitte (25 partite consecutive), record di imbattibilità del portiere (957 minuti senza subire gol, primato dell'argentino Sergio Romero), maggior numero di vittorie in trasferta (12).



Gran parte del nuovo successo, oltre che alla sapiente guida di Van Gaal, era dovuta ai forti investimenti di Dirk Scheringa, banchiere titolare della DSB Bank, non a caso main sponsor dell'AZ, e grande tifoso della squadra di Alkmaar, che basava le proprie fortune su quelle del businessman. 
Il crack del suo impero (il network DSB contava quattrocentomila clienti, duemila dipendenti e 65 società collegate) ha coinciso con il frantumarsi dei sogni di gloria dei tifosi, che si sono dovuti accontentare di aver potuto disputare la Champions League e di vedere, di anno in anno, i propri giocatori migliori migrare verso società più ricche nonostante le continue qualificazioni in Europa League. 

Oggi, chiusasi la parentesi della curatela fallimentare, l'AZ è tornato a rappresentare il club di fascia medio-alta, capace di infastidire le big ma, al contempo, di lasciare l'amaro in bocca ai propri tifosi, ancora legati ai fasti dei primi anni 80 e dell'era Van Gaal.